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9/6/2025
Dopo l’inchiesta di Marco Bova, il giornalista del Corriere della Sera, saggista ed esperto di cronache giudiziarie e criminali, Giovanni Bianconi – intervistato da Corrado Formigli e Alberto Nerazzini – analizza la rete di protezioni, ambiguità e misteri ancora irrisolti intorno alla latitanza del boss Matteo Messina Denaro.
Dalla mancata scoperta dell’“archivio di Riina” alla possibilità che il boss abbia scelto di non guidare più Cosa Nostra, ma solo di proteggerne i benefici: “Non era il capo della mafia, era un capo mafia. Ha usato il potere per i suoi affari, non per salvare l’organizzazione”.
Bianconi smonta le teorie della “consegna pilotata” e insiste sulla complicità di un territorio che ha reso possibile trent’anni di latitanza.
“Il giorno dell’arresto – racconta – non ci credevano nemmeno gli inquirenti”.
Tra eolico, supermercati e viaggi all’estero, emerge il ritratto di un boss atipico, protetto da silenzi e convenienze, che ha vissuto all’ombra del mito stragista e dell'omertà.
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