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Barbero Risponde
21/2/2025
Il professor Alessandro Barbero affronta il tema del futuro e della sua previsione nella storia, esplorando come diverse epoche e culture abbiano cercato di anticipare gli eventi futuri. In particolare, viene affrontato il concetto della fine del mondo e dell'Apocalisse.
Iniziamo prendendo spunto dalla domanda di Marco. "Nella nostra società odierna si parla con ossessione del futuro e delle conseguenze delle nostre scelte, come ad esempio sugli effetti del cambiamento climatico, della colonizzazione di Marte. Ma è sempre stato così? In passato come hanno affrontato le diverse culture e durante le varie epoche questo bisogno umano di riuscire ad anticipare il futuro?"
Effettivamente sì, ha ragione, è un bisogno umano. È un bisogno umano benché sia una cosa assolutamente impossibile. Una delle poche certezze che ho è che è assolutamente impossibile prevedere il futuro e tuttavia noi invece ne abbiamo bisogno. Però anche lì bisogna distinguere, nel senso che nel mondo antico era più frequente il bisogno di prevedere il futuro in senso immediato, cioè l'equivalente del domani piove oppure no.
L'equivalente era questa guerra ci conviene farla, andrà bene, andrà male. Prevedere il futuro nel senso di visualizzare uno scenario, come noi facciamo oggi, è una cosa che nell'antichità è meno comune e che invece secondo me si afferma soprattutto con il cristianesimo.
Mentre dicevo visualizzare uno scenario, pensavo che spesso noi associamo all'aggettivo "apocalittico", uno scenario apocalittico. Ecco, e perché? Ma proprio perché il cristianesimo per la prima volta propone una visione della storia in cui si sa già come va a finire. La cosa straordinaria, oggi non ci pensa più nessuno, ma la cosa straordinaria del cristianesimo è che l'ultimo libro della Bibbia, l'Apocalisse per l'appunto, racconta per filo e per segno com'è che avverrà la fine del mondo. Quindi un intellettuale del medioevo cristiano, ed erano tutti cristiani, credeva, sapeva come sarebbe andata a finire.
Era possibile, qualcuno lo fa, Ottone di Frisinga, il cronista di Federico Barbarossa, scrive una storia del mondo, dice fino a oggi, poi non sappiamo, rimarrà un breve periodo e comunque ecco il finale. Quindi era fantastico, io credo che adesso è una sicurezza straordinaria vivere in una storia organizzata in quel modo. L'unico punto oscuro era appunto quando si sarebbe verificata l'Apocalisse e lì il clero medievale si divideva perché la voglia di saperlo c'era naturalmente, però la versione ufficiale era che non si può sapere, perché sta proprio scritto, non lo potete sapere.
Cristo ha detto, nessuno sa quando verranno quel giorno e quell'ora, non lo sanno gli angeli e neppure il Figlio, solo Dio Padre lo sa. E' uno dei pochissimi momenti in cui il Figlio appare inferiore al Padre e nemmeno Gesù sa quando arriverà la fine del mondo. Ecco, e San Paolo l'ha ripreso in una delle sue lettere, ai Tessalonicesi, dice il Signore verrà come un ladro nella notte. Il ladro mica te lo dice prima quando verrà.
Quindi ufficialmente non si può sapere quando avverrà la fine del mondo, che è il motivo per cui i famosi terrori dell'anno 1000 sono una leggenda. Nel senso che una volta ci si immaginava che tutto il mondo cristiano all'arrivo dell'anno 1000 fosse terrorizzato dalla certezza che il mondo sarebbe finito. In realtà i cronisti dell'epoca ogni tanto dicono, sì nel tal posto è saltato fuori un predicatore matto che diceva attenzione perché il mondo sta per finire. Normalmente lo prendevano e gli spiegavano, adesso tu non vai più in giro a dire questa cosa perché non si può, non si può sapere.
Detto questo il clero medievale era pieno di gente che aveva molta intelligenza da sprecare e saltano fuori continuamente quelli che nonostante tutto invece vorrebbero scoprirlo. C'è il caso famoso dell'abate calabrese Gioacchino da Fiore il quale costruisce tutto un sistema interpretativo sulla cui base i suoi seguaci. Il calcolo era che l'apocalisse sarà preceduta da una serie di segni premonitori e tu sai quali saranno questi segni. E fra l'altro l'arrivo dell'anticristo e quindi di qualcuno che commetterà le più spaventose atrocità, i più terribili orrori prima di essere poi vinto dal ritorno di Gesù.
Quindi i seguaci di Gioacchino da Fiore dicevano beh non si può sapere quando verrà d'accordo ma quando arriva l'anticristo magari ce ne accorgiamo con un po' di anticipo. Quindi stavano tutti lì a dire guarda che secondo me quello lì è l'anticristo. Noi abbiamo il racconto di uno di questi che ci avevano creduto a lungo e questo frate che io menziono spesso perché è uno dei grandi autori del 200 Salim Bene da Parma il quale scrive alla fine del 200 e dice io a Gioacchino, all'abate Gioacchino ci credevo e in base a tutti i calcoli fatti eravamo tutti convinti che l'anno sarebbe stato il 1260.
E quei 15-20 anni prima non c'è l'imperatore Federico II che fa la guerra alla chiesa, che commette atrocità, eravamo tutti sicuri hai visto lui è l'anticristo, i tempi sono giusti, durerà fino al 1260 e poi finisce il mondo. E poi dice Salim Bene quel giorno che ero non so più dove ma insomma eravamo in molti ecclesiastici, c'era anche il Papa e il Papa ci ha annunciato che Federico II era morto ed era il 1250, non stavamo nei tempi. Dice Salim Bene a me mi è crollato il mondo, ero talmente sicuro. Ci volevo credere, è morto davvero diceva detto il Papa e quindi ho capito che purtroppo c'eravamo tutti sbagliati.
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