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Coffee break

Coffee break

Storia di un imprenditore salvato dalla solidarietà

20/3/2014

Vi proponiamo la lettera dell'interessato in replica ad alcune risposte dei politici in studio.

LA LETTERA:

Gentile signora Panella,

sono l’ex imprenditore Riccardo Fedi, la cui intervista è andata in onda ieri. Mi perdoni, non ho il lenzuolo perché non me lo posso permettere. E tuttavia il termine “fantasma” mi è piaciuto molto. Le scrivo una mail non dall’aldilà ma dal limbo, visto che l’inferno, quello vero, dovrei essermelo lasciato dietro. Ma i fantasmi, come dice il titolo di un film, a volte ritornano. Le scrivo perché mi ritengo offeso dalla risposta data da quel Sig. Albertini: “alla fine, chi fa l’imprenditore deve conoscere anche che c’e’ il rischio aziendale”. Vorrei tanto che codesto Solone vada a ripetere quelle parole alle famiglie dei tanti, troppi imprenditori che al contrario di me si sono tolti la vita perché non riuscivano a pagare gli operai o i debiti dell’azienda. Dirà loro di non piangere più perché fare l’imprenditore è sempre rischioso e quindi se lo dovevano aspettare? Lo dirà dal suo comodo posto fisso, cui nessuno ha più diritto tranne la Casta? Quanto al sig. Bonaccini, è solo uno dei tanti non politici, ma politicanti, abilissimi nel divenire scivolosi come la saponetta che ti cade nella doccia. Espertissimo nell’elusione delle domande, nel non rispondere mai con un sì o con un no. Se lo facesse, non sarebbe un politicante, o diciamocelo, un politico. Signora Panella, mi sento non solo offeso da questi signori, ma anche profondamente amareggiato da loro. Mi pento di avere raccontato la mia storia a codesti tristi figuri. Non mi aspettavo certo una soluzione da loro o da altri, ma costoro hanno fatto il loro mestiere: cavarsela, evitare, glissare. Solita storia, ormai dà la nausea. Le chiedo una cortesia: domandi da parte mia ad ogni “politico” suo ospite se" è fiero di essere un italiano che “comanda e regola” la vita di sessanta milioni di altri italiani". Diranno di sì, certamente, poiché l’ipocrisia è una dote del buon politico. Diranno anche che “non comandano e regolano” la vita di nessuno. Ma allora, perchè sono in televisione ? Io sono stato fiero di essere italiano, ma non lo sono più. Possiedo solo la mia dignità. Di quella sì, sono fiero.

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