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diMartedì
15/9/2026
A DiMartedì, Walter Veltroni ha attaccato la proposta di nuova legge elettorale con una domanda retorica: in quale diavolo di paese civile si cambia la legge elettorale ogni tre anni? Solo in Italia, risponde, perché c'è un'instabilità politica sostanziale. E i governi che si succedono fanno sempre due cose: cambiano il nome all'esame di maturità e fanno leggi elettorali, con l'idea di apparecchiarsi la tavola per banchettare nel migliore modo possibile. Ma la storia, aggiunge Veltroni, insegna il contrario: le maggioranze che si sono fatte le leggi elettorali su misura hanno sempre perso. Cita anche Trump, che ha tentato di mettere le mani sul sistema elettorale americano prima di essere respinto dalla Corte Suprema. Il motivo, secondo Veltroni, è sempre lo stesso: questa destra fa fatica ad accettare il principio dell'alternanza, quella dialettica tipica delle democrazie. Perché governare, dice, non significa prendere il potere, ma occuparsi del destino di una comunità.
Sul bilancio del governo Meloni, Veltroni chiude con una battuta: la longevità va benissimo, ma stare un'ora a guardare il muro o guardare una partita di pallavolo femminile non è la stessa cosa. La domanda che si pone è semplice: per i cittadini, cosa è cambiato in questi lunghi quattro anni e mezzo?
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