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FacciaaFaccia

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Flavio Briatore raccontato da Pietrangelo Buttafuoco: ma che ci fai con 1.300 euro al mese?

9/4/2017

Figli delle stelle, pronipoti di sua maestà il denaro. 

Flavio Briatore torna a scandalizzare e parla ai giovani: basta con gli spicci, ci vogliono i gran soldi. Con 1.300 euro al mese non si campa.

 

A differenza di Paperon de Paperoni che con un solo decino riempie un deposito di fantastiliardi di dollari, Flavio Briatore – benestante, possidente, coniugato con la spiritosa Elisabetta Gregoraci – con 1.300 euro ci fa la birra: “Io non so come si possa vivere”, spiega, e lo dice all’Italia che 1.300 euro li vede col binocolo.

Ma siamo figli delle stelle e pronipoti di Sua Maestà il denaro.

 

Chi esce, riesce. Questo è il ragionamento di Briatore il quale, partito da Cuneo, è – per dirla con Totò – uomo di mondo. E ha pure ragione: “I ragazzi italiani che sono arrivati a New York otto anni fa in questo momento hanno dodici ristoranti”.

E i ragazzi, per dirla con Elsa Fornero, devono pur smetterla di essere schizzinosi. E smetterla di fare i bamboccioni – per dirla con Mario Monti – smetterla con gli spaghetti di mamma, per come dice Briatore…

 

La gente vive con molto meno di 1.300 euro. E’ poco più dello stipendio di un professore – è un miraggio per la stragrande maggioranza degli italiani – e anche se Pina Picierno dice che con gli 80 euro di Matteo Renzi si può fare una sontuosa spesa al supermercato, ha purtroppo ragione Sonia Bruganelli, ovvero la signora Bonolis

 

Se potessi avere “Mille lire al mese”, cantavano i nostri nonni, Michelle Hunziker è priva di guidare la Porsche fucsia di Barbie per non urtare i nervi di chi stringe la cinghia ma le care zie, come Margaret Thatcher, puntavano alle certezze: “Nessuno ricorderebbe il buon Samaritano se avesse avuto solo buone intenzioni. Aveva anche soldi”.

A proposito di buone intenzioni.

Voi, nella necessità, dovendo scegliere, in chi vorreste incappare, in un buon Samaritano sprovvisto di liquidità – e ricco di buone intenzioni – o in uno smargiasso come Briatore che v’inaugura un  Twiga davanti casa?

E’ sempre lì: o lì o là. E’ la sentenza di Giufà

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