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FacciaaFaccia

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Pietrangelo Buttafuoco ci racconta le imprese di Renzi, un perdente di successo!

6/5/2018

Chi più perde, più vince.
Il povero Luigi Di Maio che ha vinto, ha solo perso.
Matteo Renzi che ha perso, si ritrova a vincere.
Travolto a suo tempo dai no al referendum del 4 dicembre, trova poi sconfitta alle elezioni del 4 marzo, prende ancora una scoppola alle ultime regionali a Trieste dove il suo Pd – quello della sua Debora Serracchiani – dal 26,8 scende al 18,1 ma lui perde meglio di come vince.
E’ il vincitore che perde, Matteo Renzi.
Torna sulla scena, la palla è sempre sua, e non fa giocare partita a nessuno: non il povero reggente Maurizio Martina, non Dario Franceschini e neppure Michele Emiliano.
Renzi – successore di Palmiro Togliatti più che di Romano Prodi – entra in scena come rottamatore, rottama quello che fu il più grande partito comunista d’Occidente e fa del renzismo la prosecuzione del berlusconismo per ererditarne i nemici.
Berlusconismo che vai, renzismo che trovi.
Renzi è inseguito dai cori di legalità-tà-tà e onestà-tà-tà ma – diversamente simpatico – invece dei bunga-bunga del Cavaliere, perfetti per le commedie sexy, Matteo scatena i fedelissimi furiosissimi, buoni al più per la corte dei miracoli: Matteo Orfini, Davide Faraone, Alessia Morani, Simona Malpezzi, Alessia Rotta.
Silvio che va, Matteo che arriva dunque ma una domanda urge: chi è il nemico pubblico numero uno, Renzi che fa perdere il Pd per vincere lui, o il Renzi celebrato dai renziani, al seguito dei più stanchi berlusconiani?
E’ sempre lì, o lì o là, è la sentenza di Giufà.

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