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FacciaaFaccia

FacciaaFaccia

Pietrangelo Buttafuoco e la nascita della Terza Repubblica

27/5/2018

Cucù il centrodestra non c’è più.

Tutti i sogni muoiono all’alba, sorge la Terza Repubblica e l’ora fugge.

Niente più predellino. Niente più cene ad Arcore. Zero Milan e zero Bunga-bunga.

Silvio Berlusconi diventa rispettabile, torna nel Partito popolare europeo e fa un potente martello di quello stesso spread che lo strappò a Palazzo Chigi per stanare i populisti di Di Maio e di Salvini, i nuovi inquilini.

Riferimento dei poteri forti, celebrato ormai anche dai giornali, il Cavaliere incassa uno straordinario zero tagliato alle ultime regionali in Val d’Aosta dove neppure l’estrema gaffe di un complimento a una fanciulla riesce a restituirlo al brivido di ciò che lui fu.

Non si vede, infatti, più Dudù, Apicella non canta più, il quando quando quando non si sa perché anche Tony Renis è andato via, e sono rimasti in tre – Maria Stelluccia Gelmini, Anna Maria Bernini e Licia Ronzulli – a fare cerchio ma senza più una pecorella cui dare il biberon.

Quello che già fu Polo del Buongoverno vittorioso sulla Gioiosa Macchina da guerra con Pierferdinando Casini, la Casa della Libertà ancora una volta con Casini, e il Popolo delle libertà con Gianfranco Fini a prevalere su Casini è oggi la ridotta di una porta girevole dove lui entra condannato e ne esce riabilitato.

Con i populisti che sono i cattivi e con tutti gli altri – col Cavaliere – tutti buoni.

Ma adesso che non ha più pena, Berlusconi esce di scena.

Se il governo del cambiamento ce la fa, i populisti vincono.

Ma se invece si va a votare, i populisti vincono lo stesso.

Ed è sempre lì: o lì o là.

E’ la sentenza di Giufà.

Dalla stessa puntata