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FacciaaFaccia
3/6/2018
Il popolo italiano – da rimandare a settembre – deve imparare a votare.
Governo o meno, l’unica cosa che si sa è questa: alle urne, sbagliamo sempre.
Ce lo dicono i mercati.
E non si tratta di patate alleate con i peperoni, di ravanelli in combutta coi centrioli, bensì di speculatori in carne e ossa, bravissimi a influenzare questi stessi mercati
Tanto bravi loro, quanto ciucci noi.
Quelli volevano la riforma di Maria Elena Boschi e noi, invece, niente.
Quelli volevano premiare il patto del Nazareno di Renzi e Berlusconi e noi, somarelli, niente.
Come Pinocchio abbiamo portato i voti alla Volpe Salvini e al Gatto Di Maio per averne in cambio, non i soldini, ma lo spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi.
Urge – governo o meno – un Fronte Repubblicano.
Con Carlo Calenda.
Contro lo sfascismo di Salvini e di Di Maio.
Con Gentiloni. Che manco riuscì a vincere le primarie del Pd alle comunali di Roma.
Con Renzi. Di cui non si sa se è ancora il leader del Pd o se lo tiene in ostaggio e basta.
Con Liberi e Uguali, invece, no. Ma con Berlusconi magari, sì.
Tutti impareremo a votare e da Canicattì a Mondovì sarà solo mercato di pere, pomi e patate.
A proposito. Visto e considerato le kartoffen, invece di far l’Italia, quanto sarebbe stato meglio restarsene – musica! – nel Lombardo-Veneto con il maresciallo Radetzky?
Manco bisogno d’imparare a votare, bensì marciare!
E senza lì, senza là, questa è l’unica sentenza di Giufà!
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