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3/10/2025
Dopo anni di apparente quiete, il caso di Garlasco è tornato a infiammare il dibattito pubblico. Nelle ultime ore si sono susseguiti annunci, retromarce e nuove nomine tecniche, con al centro la figura dell’avvocato Massimo Lovati, legale di Andrea Sempio, e la rinnovata attenzione sull’analisi del DNA trovato sotto le unghie di Chiara Poggi.
Nella mattinata di ieri, in diretta televisiva, l’avvocato Lovati ha annunciato il silenzio stampa “per riservatezza” sua e del suo assistito, lasciando però aperta la possibilità di tornare a parlare “già la prossima settimana”. Una decisione che ha subito alimentato ipotesi e dietrologie sulle reali ragioni della scelta. In serata, però, lo stesso legale è riapparso come ospite in un programma TV, sgonfiando le congetture: niente “fulmini a ciel sereno”, piuttosto una “tempesta in un bicchier d’acqua”.
A riaccendere i riflettori era stata, una settimana fa, l’inchiesta della Procura di Brescia che coinvolge l’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti. Secondo i PM bresciani, nel 2017 non sarebbe stata approfondita adeguatamente la posizione di Andrea Sempio, oggi unico indagato nella nuova inchiesta sulla morte di Chiara Poggi. Gli inquirenti ipotizzano che Venditti possa aver ricevuto denaro dalla famiglia Sempio per non approfondire: “20-30 mila euro”, riporterebbe un “pizzino”. Si tratta, è bene ricordarlo, di contestazioni oggetto di indagine e non di fatti accertati in via definitiva.
Nel frattempo, Luciano Garofano, ex comandante del RIS di Parma e consulente tecnico di Sempio, ha rinunciato all’incarico sul caso Garlasco. La sostituzione non si è fatta attendere: Angela Taccia e l’avvocato Lovati hanno nominato Armando Palmeggiani, ex poliziotto con trent’anni di esperienza nella Scientifica. Proprio questa nomina avrebbe, secondo indiscrezioni, acuito una divergenza tra la stessa avvocata Taccia e Lovati, con il primo meno convinto della scelta rispetto alla seconda. Il dibattito si è alimentato anche a causa di dichiarazioni passate di Palmeggiani.
Al centro del confronto c’è l’analisi del DNA rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi. In un intervento di giugno, Palmeggiani aveva affermato che, “leggendo il ferogramma”, quel profilo genetico sarebbe “attribuibile al cromosoma Y di Sempio”. Una posizione poi precisata: anche “ammesso” che il DNA fosse di Sempio, “non cambierebbe il discorso generale”. Parole interpretate da alcuni come un’apertura a una ricostruzione accusatoria e da altri come una valutazione tecnica circoscritta, che non implica automaticamente responsabilità penali.
A complicare il quadro, una recente rivelazione televisiva di Lovati: il legale ha sostenuto di aver avuto accesso a una consulenza del 2017 sul DNA—documenti che avrebbero dovuto essere coperti da segreto—grazie a “fonti investigative private”. Un dettaglio che ha contribuito a rendere ancora più acceso il confronto mediatico e a moltiplicare gli interrogativi sulle strategie difensive e sulla gestione degli atti.
La dichiarazione di silenzio stampa, seguita a breve distanza dalla nuova apparizione televisiva di Lovati, ha inevitabilmente alimentato ipotesi sulle mosse processuali della difesa. Resta il fatto che, tra indagini parallele, cambi di consulenti e interpretazioni del dato genetico, la vicenda continua a viaggiare su un crinale sottile tra tecnica forense, tattica legale e narrazione mediatica.
Nell’immediato, l’attenzione resta puntata su tre fronti: - gli sviluppi dell’inchiesta della Procura di Brescia su Venditti e sulle presunte interferenze; - il lavoro del nuovo consulente Armando Palmeggiani e le eventuali nuove letture dei reperti; - la linea comunicativa e processuale del team difensivo di Sempio.
Al momento, al di là del rumore di fondo, valgono le cautele: le contestazioni sono in fase d’indagine, e ogni valutazione definitiva spetta ai magistrati e agli esiti degli accertamenti tecnici. Nel frattempo, il caso Garlasco dimostra ancora una volta quanto, in Italia, i processi più complessi si giochino anche sul terreno della comunicazione.