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In altre parole
4/3/2024
La buonasera di Massimo Gramellini: "In un celebre sketch di molti anni fa, il grande Massimo Troisi denunciava con un sorriso amaro le storture di una società in cui era sempre più difficile trovare un lavoro che non fosse accompagnato da una parola o da un aggettivo: lavoro a cottimo, lavoro nero, lavoro minorile… Oggi, a quell’elenco va aggiunta un’altra voce: lavoro povero.
Ma che cosa significa? Per la logica – e per il buon senso – nulla: se hai un lavoro non puoi – non dovresti - essere povero. Per gli esperti, invece, un lavoro è povero in base a un calcolo percentuale di quanto si guadagna – lavorando - rispetto al reddito medio del paese in cui si vive.
In altre parole, lavoro povero è quello di Mario: lo chiamerò con un nome di fantasia per rispetto di quella dignità che il lavoro non gli riconosce. Mario, da trentacinque anni è impiegato nella grande distribuzione di un supermercato di Torino. Eppure - tra tassi del mutuo schizzati alle stelle e spese sanitarie per la moglie, vittima di un grave incidente d’auto - fatica, letteralmente, a mettere insieme il pranzo con la cena.
In altre parole, lavoro povero è quella cosa per cui, in un momento di disperazione, Mario si porta a casa dal supermercato, di nascosto, sei uova e una scamorza e per questo, una volta scoperto, viene licenziato."
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