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In altre parole
4/10/2025
La parola vittima ha radici profonde e significati sorprendenti. Roberto Vecchioni spiega che può derivare da tre etimologie latine: victa (sconfitta), vincta (legata) e vicis (scambio). Quest’ultima, in particolare, richiama il concetto di vittima sacrificale, dove l’individuo è offerto per ottenere un risultato, senza esserne consapevole.
Anche oggi, le vittime di crimini o violenze ricalcano questo modello: l’aggressore ottiene qualcosa per sé, che sia potere, denaro o la rimozione di un ostacolo, mentre la vittima resta inconsapevole. Vecchioni porta esempi dalla tragedia greca, come Ifigenia, salvata da Artemide, e Filottete, sfruttato da Ulisse per ottenere il suo arco prodigioso, evidenziando come lo scambio continui a permeare le relazioni umane.
Vecchioni distingue chiaramente tra essere vittima e fare la vittima: il primo è involontario e innocente, il secondo è strategico e manipolatorio, spesso usato in politica per ottenere consenso o attenzione.
Riflettere sul concetto di vittima significa comprendere come un termine antico continui a influenzare le nostre storie personali e collettive, tra tragedia, potere e relazioni umane.
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