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In altre parole
24/1/2026
Il dibattito sul referendum ha acceso la polemica sulla presunta censura del professor Alessandro Barbero, storico e divulgatore molto seguito. Zagrebelsky ha definito la vicenda “vergognosa”, sottolineando che Barbero, seguito da un pubblico trasversale di destra, centro e sinistra, sarebbe stato attaccato proprio per la sua autorevolezza.
Mieli ha però precisato che la censura non è stata ad opera del governo: “Non è stato il governo, ma Facebook. Si è trattato di un dibattito normale tra sostenitori del sì e del no”, ha spiegato, chiarendo la differenza tra decisioni politiche e gestione dei contenuti sui social.
L’episodio rilancia la discussione sul ruolo dei social nella diffusione delle opinioni e sulla libertà di espressione degli intellettuali in campagna referendaria.
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