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In Onda
1/8/2025
«Io sono viva grazie a Marco Cappato. Nel 2018 gli ho scritto. Sono radicale dalla nascita ma anche credente e cattolica, anche se ora non so se mi vorranno ancora. Per me la vita viene prima di tutto. Eppure nel 2018 qualcosa in me è cambiato, sono arrivati sintomi nuovi. Volevo andarmene in Svizzera. Cappato mi rispose che prima di tutto avevo bisogno di un supporto psicologico, e poi aggiunse: "Sappi che se sceglierai di vivere o morire, noi ti sosterremo comunque".
Cominciai a informarmi sulle DAT, le Disposizioni Anticipate di Trattamento, e le depositai il 4 dicembre 2019. È stato uno dei giorni più felici e liberatori della mia vita. Quando sei lucido e consapevole puoi esprimere quello che vuoi — o non vuoi — che le persone facciano di te, nel momento in cui non sarai più in grado di disporre di te stessa. Quello fu un primo grande sollievo.
Nel 2023, era Giovedì Santo. Papa Francesco, dopo aver simbolicamente lavato i piedi a una fila di persone selezionate, cambiò espressione e disse: “Questo è un lavoro da schiavi”.
Fu aberrante. Mi sentii un verme. La più schiava tra le schiaviste. Anche io avevo una schiava.
E mi feci una domanda: che cosa è più difficile? Lavare i piedi a pagamento o dover accettare che te li lavino per tutta la vita, pagando?
Mi sono sentita abbandonata da una Chiesa che non mi ha mai capita.
Quel giorno mi sentii sollevata. E passai il Venerdì Santo e la Domenica di Pasqua a fare le pratiche per iscrivermi alla Dignitas, in Svizzera.»
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