2026 Copyright LA7 S.p.A - P.IVA 12391010159 Licenza SIAE 3344/I/3215 - Tutti i diritti riservati. È vietato l'utilizzo dei contenuti trasmessi e/o riprodotti per l'addestramento di sistemi di intelligenza artificiale generativa nonché l'impiego di strumenti automatizzati di data scraping per la loro estrazione.
7/5/2025
Sono passati ottant’anni dalla Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, ma ogni 25 aprile ci troviamo a fare i conti con la stessa domanda: cosa significa davvero libertà? Nel 1945 la risposta era chiara: uscire dall’occupazione, sconfiggere una dittatura, restituire voce a un popolo. Oggi, con la libertà che sembra scontata, la sfida è più sottile: riconoscerne il valore, difenderla, e ricordare che non ci è stata regalata.
I protagonisti della Resistenza non erano eroi nati, ma persone comuni che, a un certo punto, hanno deciso di dire “no”. No alla paura, alla violenza, al silenzio. Oggi, celebrare la loro lotta non è solo stendere una bandiera, ma fare memoria attiva.
Le donne hanno avuto un ruolo fondamentale nella Resistenza, spesso silenzioso e dimenticato. Staffette, informatrici, combattenti armate, sono state protagoniste di un cambiamento che ha toccato non solo la lotta militare, ma anche la società. Più di 35.000 donne hanno rischiato la vita senza chiedere nulla in cambio, spingendo per un’Italia nuova, in cui la loro voce fosse finalmente ascoltata.
Ogni anno, il 25 aprile ci obbliga a fare i conti con il nostro passato, a riconoscere che non tutta l’Italia fu “resistente” e che molte scelte furono ambigue. La memoria non è mai comoda, e non deve esserlo. Deve farci riflettere su cosa siamo oggi e cosa siamo disposti a difendere. In questo contesto, le parole di Antonio Scurati sono un invito a riconoscere i valori fondanti della Repubblica: la lotta contro il nazifascismo e la Resistenza. È l’ultima occasione per chi proviene da "lato sbagliato della storia" di fare un passo avanti, riconoscendo che la Repubblica italiana è nata da un rifiuto netto del fascismo.
Il 25 aprile non riguarda solo il passato, ma il presente e il futuro. La posizione di Giorgia Meloni riguardo il Manifesto di Ventotene ha suscitato dibattito, ma questo manifesto, redatto nel 1941, è un simbolo di un’Europa unita, basata su pace e solidarietà. Rifiutare questi valori significa allontanarsi dalle radici della nostra Repubblica.
Antonio Scurati, ospite di PiazzaPulita su La7, ha definito l'antifascismo come un valore condiviso che affonda le radici nella Resistenza e nella Costituzione italiana. Secondo lo scrittore, essere antifascisti significa riconoscere la democrazia come un bene da difendere e trasmettere alle nuove generazioni. Ha sottolineato che il rifiuto di identificarsi come antifascisti da parte di alcune forze politiche rappresenta una minaccia alla democrazia liberale, poiché nega l'eredità della Resistenza e dei suoi valori fondanti.
Il 25 aprile di quest’anno arriva in un momento particolare: pochi giorni prima è morto Papa Francesco. Per rispetto, il governo ha proclamato cinque giorni di lutto nazionale e ha invitato a celebrare la Liberazione con “sobrietà”. Un appello che non ha lasciato indifferenti: l’ANPI ha ricordato che il 25 aprile non è una semplice cerimonia, ma una giornata che parla di libertà riconquistata e di coraggio civile, e che merita di essere vissuta con partecipazione e consapevolezza.
Il 25 aprile 2025 è un bivio. Ottant’anni dopo, la domanda rimane la stessa: sappiamo davvero cosa significa essere liberi? La risposta sta nelle scelte di ciascuno.
Resta aggiornato
Aggiungi La7 alle tue fonti preferite e trovaci più facilmente su Google.