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5/6/2025

Ghiacciai che si sciolgono, animali dispersi, vulcani che eruttano e cittadini che scendono in piazza. Il pianeta parla chiaro. Tra segnali d’allarme sempre più visibili, la reazione resta confusa: tra repressioni, promesse e passi troppo lenti.
Negli ultimi anni i disastri legati al cambiamento climatico sono diventati sempre più frequenti e violenti: terremoti, inondazioni, scioglimento dei ghiacciai, ondate di calore, tornado. Il pianeta sta manifestando una vera e propria crisi climatica, ormai evidente a chiunque.
Tra gli episodi recenti: il crollo di un ghiacciaio in Svizzera, un elefante marino perso in città e un’eruzione del Monte Marapi in Indonesia.
A Roma, attivisti ambientali si sono incatenati ai cancelli del Ministero della Giustizia chiedendo azioni contro la crisi climatica. La polizia è intervenuta rapidamente, sollevandoli da terra e caricandoli sui mezzi. Sui social, i video della protesta sollevano una domanda: lo Stato reagisce più in fretta alle proteste che all’emergenza ambientale?
Mentre la scienza invoca misure urgenti, la politica spesso rallenta. Negli Stati Uniti, Donald Trump ha annullato le norme sul risparmio idrico introdotte da Biden, dichiarando: “Mi serve tanta acqua per i miei splendidi capelli”. Una frase provocatoria che riflette una tendenza globale: deridere o minimizzare le politiche ambientali, mentre il tempo per agire si riduce.
In un mondo che cambia, è fondamentale capire cosa sta accadendo. Ed è proprio questo il cuore di “Sete”, il nuovo podcast di La7. In uno degli episodi chiave, il premio Nobel Giorgio Parisi racconta come il cambiamento climatico non sia più una minaccia futura, ma una realtà presente, misurabile, visibile. E invita tutti – cittadini, scienziati, istituzioni – a rimettere l’ambiente al centro.
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