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7/5/2025

Il 28 aprile 1945, Benito Mussolini, dittatore fascista e fondatore del regime che aveva dominato l'Italia per oltre vent'anni, veniva giustiziato dai partigiani italiani a Giulino di Mezzegra, sulle sponde del lago di Como. Insieme a lui, la sua amante Clara Petacci e altri gerarchi fascisti furono fucilati, segnando simbolicamente la fine del fascismo in Italia.
Dopo la caduta di Milano nelle mani dei partigiani, Mussolini cercò di fuggire verso la Svizzera, sperando di trovare asilo. Tuttavia, il 27 aprile, fu catturato e arrestato dai partigiani a Dongo, un piccolo paese sul lago di Como. Il giorno seguente, il 28 aprile, fu giustiziato.
Secondo le ricostruzioni storiche, l'esecuzione fu effettuata da un gruppo di partigiani, tra cui Walter Audisio, noto con il nome di battaglia "Colonnello Valerio". Mussolini fu colpito da una raffica di mitra, mentre Clara Petacci fu uccisa da colpi di pistola.
I loro corpi furono esposti a testa in giù in Piazzale Loreto a Milano, come simbolo di umiliazione e giustizia popolare. Ma 39 giorni prima di essere catturato, il 20 marzo 1945, Mussolini si trovava sul Lago di Garda, dove rifletteva sul suo destino e sulla sua eredità. In un atto che denotava il suo consueto narcisismo, il Duce scrisse un "testamento politico", nel quale cercava di giustificare le sue azioni e di fornire una versione dei fatti, nel caso le cose fossero andate male. Quello che traspariva era un uomo che, pur essendo vicino alla fine, voleva essere compreso dai posteri. Un ultimo tentativo di autoassoluzione che non avrebbe mai potuto modificare il giudizio della storia.
La notizia della morte di Mussolini suscitò reazioni contrastanti. Mentre molti italiani accolsero l'evento come la fine di un'era di oppressione, altri lo considerarono un atto di giustizia sommaria. La sua esecuzione rimane uno degli episodi più discussi e controversi della storia italiana del XX secolo.
Italo Bocchino, ospite a diMartedì, infatti ha esordito così: "Non si è fatto il processo al fascismo perché Mussolini è stato appeso a testa in giù come un salame, la furia dei partigiani non ha permesso una conclusione civile".
Tra le numerose teorie sulla morte di Mussolini, una delle più affascinanti e misteriose riguarda la possibile implicazione di Winston Churchill. Secondo questa ipotesi, il primo ministro britannico potrebbe essere stato dietro l'ordine di eliminare Mussolini. Fino al 1935, Mussolini e Churchill avevano avuto ottimi rapporti, ma con il progredire della Seconda Guerra Mondiale, la situazione cambiò drasticamente. Alcune lettere cruciali, che testimoniavano la relazione tra i due, dovevano essere distrutte per evitare che venissero alla luce. Inoltre, quando Mussolini fu catturato, furono ritrovate delle borse piene di documenti vitali, ma quelle stesse borse scomparvero misteriosamente. Dove sono finiti quei documenti? La domanda rimane senza risposta, alimentando ulteriori speculazioni su quanto il governo britannico fosse coinvolto in questo drammatico epilogo della Seconda Guerra Mondiale.
Il 27 aprile a Dongo si è svolta la consueta commemorazione della cattura di Mussolini, con la partecipazione di gruppi di estrema destra che hanno reso omaggio al Duce. L'ANPI ha risposto con un presidio contro la provocazione. Nonostante l'evento sia stato monitorato dalle forze dell'ordine senza incidenti, il governo italiano non ha preso una posizione ufficiale, suscitando polemiche.
Elly Schlein ha accusato l'esecutivo di tacere su saluti romani e lo striscione sequestrato, criticando il silenzio del governo contro l'apologia del fascismo.
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