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26/5/2026
Parole destinate a far discutere, quelle pronunciate da Erri De Luca. Lo scrittore napoletano, giunto in Israele per partecipare all'International Writers Festival di Mishkenot Sha'ananim a Gerusalemme, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano Israel Hayom in cui prende una posizione netta e controcorrente sul conflitto in Medio Oriente, sul concetto di sionismo e sulla guerra in corso nella Striscia di Gaza.
De Luca non usa mezzi termini e rivendica con forza la propria posizione, raccontando anche un aneddoto legato alla cantante e amica Achinoam Nini (Noa). Invitato a un evento a Firenze, lo scrittore ha posto una condizione chiara: "Sarò felice di venire, ma sono sionista. Non sono capace di smussare gli spigoli per compiacere qualcuno" ha spiegato.
Nell'intervista al quotidiano israeliano, l'autore si scaglia contro l'uso denigratorio del termine nel nostro Paese: "In Italia, e in gran parte dell'occidente oggi, sionista è una maledizione. Un insulto che ti lanciano per segnare i confini di ciò che è inaccettabile". Per De Luca, invece, il significato è un altro: "Per me il sionismo è il riconoscimento più semplice e basilare del diritto degli ebrei a una patria nazionale, a una difesa esistenziale e necessaria. Chiunque riconosca il diritto di Israele a esistere qui [...] è già sionista per questo fatto stesso".
Il passaggio più forte dell'intervista riguarda la guerra nella Striscia di Gaza. Lo scrittore napoletano rifiuta categoricamente l'utilizzo della parola "genocidio" per descrivere l'operazione militare israeliana.
"L'uso del termine 'genocidio' suscita in lui una profonda rabbia grammaticale", si legge nell'articolo. "So benissimo cosa sia un genocidio – precisa De Luca – e applicarlo alla guerra di Gaza è una distorsione storica e verbale. Ciò che è accaduto a Gaza è una guerra brutale e moderna, in cui il numero di vittime civili è enorme e terribile perché quando si combatte in uno spazio urbano denso [...] la popolazione paga sempre il prezzo più alto".
De Luca paragona lo scenario a quanto visto a Raqqa o a Mariupol, parlando dell'effetto inevitabile di "combattere un nemico che si trincera tra i propri civili". Ribadisce che la situazione è "terribile, ma non è genocidio", sottolineando di non essere disposto a condividere palchi "con persone che desiderano che Israele venga cancellato dalla mappa" o a partecipare a eventi "in cui si parli di genocidio in riferimento a Gaza".
Per spiegare la sua visione sul futuro dei palestinesi e sulla guerra, De Luca traccia infine un parallelo storico con la liberazione dell'Italia dal regime mussoliniano durante la Seconda Guerra Mondiale.
"L'Italia è riuscita a liberarsi del fascismo di Mussolini solo perché ha perso completamente la guerra e perché le forze alleate hanno occupato il Paese", argomenta lo scrittore, ricordando come i regimi totalitari (citando anche la Spagna di Franco o l'Argentina dei colonnelli) raramente cadano senza uno "shock esterno schiacciante". Da qui, la conclusione tranchant su Hamas: "C'è un momento storico in cui un gruppo o un popolo può essere redento e liberato solo attraverso la sconfitta militare dei suoi leader tirannici. È quello che sta accadendo ora a Gaza, ed è l'unica possibilità di un vero cambiamento nella regione".
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