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7/5/2025

La vita e la morte di Alexei Navalny: una fine che è di fatto un nuovo inizio

La vita e la morte di Alexei Navalny: una fine che è di fatto un nuovo inizio

Il 16 febbraio 2024, Alexey Navalny muore in una prigione russa. È la fine di un uomo, ma non della sua battaglia. La notizia scuote il mondo. Ezio Mauro, in uno speciale su La7, racconta quel momento con emozione palpabile: l’annuncio ufficiale è secco, ma il significato profondo è devastante.

 

Roberto Saviano, quel 16 febbraio, aggiunge un pensiero tagliente: “Non sapremo mai come è morto, ma sappiamo perché”.

 



Ma Navalny, in un certo senso, aveva previsto tutto. Nel gennaio 2024 registra un video-testamento dal carcere: “Ecco cosa dovete fare se mi uccideranno”. Non è paura quella che si legge nei suoi occhi, ma determinazione. Quel messaggio diventa profezia. 


Pochi giorni prima della sua morte, viene pubblicata un’inchiesta che risale al tentato avvelenamento del 2020. Navalny, con un'operazione mediatica senza precedenti, riesce a smascherare uno dei suoi attentatori telefonandogli e inducendolo a confessare (video). È la prova che dietro la cortina di silenzio si muove un apparato che teme la verità.




Ma la scelta cruciale avviene ancora prima, nel gennaio 2021: Navalny decide di tornare in Russia. Lo fa sapendo che sarà arrestato. Ezio Mauro lo racconta così: “Con quel gesto, consegna il suo corpo al potere” . È il punto di svolta: non è più un dissidente, ma un simbolo.




Il ritorno segna l’inizio della sua metamorfosi. Navalny diventa qualcos’altro: la sua battaglia, prima politica, si fa esistenziale. Denunciare diventa il suo modo di resistere. “Con la sua scelta estrema, realizza una trasformazione storica per la Russia,” osserva Mauro.



Per sopravvivere alla censura e alla repressione, Navalny sposta tutta la sua attività online. È lì che costruisce un nuovo tipo di opposizione, decentralizzata e virale. “Diventa inafferrabile” dice ancora Mauro.


Ma già nel 2021, in una storica puntata di Atlantide su La7, si delinea con chiarezza lo sfondo cupo di questa storia. Intitolata La Russia dei veleni, la puntata mostra come la lotta politica in Russia possa letteralmente costare la vita. E Navalny, fin da allora, è il bersaglio più esposto.


Raccontare questa storia al contrario è un modo per cogliere fino in fondo la sua portata: ogni passo di Navalny è una scelta consapevole, ogni rischio una sfida lanciata al potere.
Fino all’ultimo, ha usato la propria vita per illuminare le zone d’ombra. E forse è proprio lì che oggi vive il suo vero lascito.

 

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