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19/7/2025

Paolo Borsellino, il giudice che sfidò la mafia fino all’ultimo giorno

Paolo Borsellino, il giudice che sfidò la mafia fino all’ultimo giorno

Il 19 luglio 1992 un’autobomba spezzava la vita del giudice Paolo Borsellino e di cinque agenti della sua scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Una strage che, a distanza di oltre trent’anni, continua a interrogare il Paese. Il loro sacrificio è diventato simbolo della lotta alla mafia, ma anche di una verità ancora incompleta.

 

Lo speciale “Borsellino e le stragi” di Andrea Purgatori

Uno dei lavori più potenti di Andrea Purgatori è senza dubbio lo Speciale Atlantide – “Borsellino e le stragi”. Un’inchiesta rigorosa, toccante e profondamente civile, che ripercorre gli anni più oscuri della Repubblica, dal 1992 al 1993, intrecciando documenti, testimonianze e piste spesso ignorate.

Purgatori, instancabile cercatore di verità, non si è mai accontentato della versione ufficiale. Questo speciale è la sintesi di un impegno durato decenni, e oggi rappresenta una bussola per chi continua a interrogarsi su quel tempo di sangue e misteri.

 

Borsellino, l’uomo che sapeva

“Quando è morto Falcone tutti abbiamo pensato che il prossimo sarebbe stato lui”: a dirlo è il procuratore Nicola Gratteri, che nel corso di un’intervista su La7 ha ricordato come Paolo Borsellino, nonostante sapesse di essere il prossimo obiettivo di Cosa Nostra, abbia scelto di continuare a lavorare, fino all’ultimo giorno.

Gratteri ha anche sottolineato come, col tempo, attorno a Falcone e Borsellino si siano sedimentati falsi miti, bugie e revisionismi. “Borsellino veniva insultato come fascista, in modo spregiativo”, ha dichiarato, ricordando che il coraggio di quegli uomini è stato, in realtà, spesso accompagnato dalla solitudine.

“Dopo le stragi del 1992 è successo qualcosa di inimmaginabile”, ha detto ancora Gratteri: migliaia di giovani continuano a scendere in piazza ogni anno per ricordare. Ma la memoria, per essere autentica, non può ridursi a una cerimonia. Deve tradursi in impegno, ricerca, coraggio. Lo stesso che ha guidato Paolo Borsellino in vita.

 

Una convergenza tra nord e sud: il racconto di Di Pietro

In un’intervista a L’Aria che Tira, Antonio Di Pietro ha ricordato un momento chiave: il funerale di Giovanni Falcone. Lì, racconta, lui e Borsellino parlarono di come coordinare le indagini tra Palermo e Milano. Un segnale forte: le strade di Mani Pulite e della lotta alla mafia non erano così distanti. La giustizia italiana stava provando a fare rete, prima che il sangue e le bombe spezzassero quel tentativo.

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