La7 Play Logo
Home
Dirette
Guida Tv e Rivedi
Programmi
Film
Documentari
Podcast
La7 Play Logo

Note legali

  • Note legali
  • Codice media e minori
  • Product placement
  • Privacy e Cookie policy
  • Preferenze sui cookie

LA7

  • Chi siamo
  • Help
  • Pubblicità
  • Frequenze LA7
  • Scrivici
  • Corporate Governance

2026 Copyright LA7 S.p.A - P.IVA 12391010159 Licenza SIAE 3344/I/3215 - Tutti i diritti riservati. È vietato l'utilizzo dei contenuti trasmessi e/o riprodotti per l'addestramento di sistemi di intelligenza artificiale generativa nonché l'impiego di strumenti automatizzati di data scraping per la loro estrazione.

  • Home
  • Dirette
  • Guida Tv e Rivedi
  • Programmi
  • Film
  • Documentari
  • Podcast

LA7

Note legali

Network

  • LA7
  • LA7d
  • TG LA7

copyright © 2025 la7 s.p.a

p.iva 12391010159

licenza siae 3344/i/3215

  • Note legali
  • Codice media e minori
  • Product placement
  • Privacy e Cookie policy
  • Preferenze sui cookie
Programmiintanto
Scheda

21/5/2025

Strage di Capaci, 33 anni dopo: lo Stato non dimentica

Strage di Capaci, 33 anni dopo: lo Stato non dimentica

23 maggio 1992: la mafia dichiara guerra allo Stato

Il 23 maggio 1992 segna una delle pagine più buie della storia italiana: la strage di Capaci. Un attentato di stampo mafioso colpì l'autostrada A29 nei pressi di Palermo, uccidendo il giudice Giovanni Falcone, la moglie e collega Francesca Morvillo e tre agenti della scorta: Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Una vera e propria dichiarazione di guerra allo Stato da parte di Cosa Nostra, con l’obiettivo di spezzare la lotta alla criminalità organizzata avviata dai magistrati del pool antimafia.

 

Cosa non ha funzionato? I punti oscuri secondo Andrea Purgatori

Nel programma "Atlantide", il giornalista Andrea Purgatori ha ricostruito i passaggi chiave delle indagini e le ombre che ancora oggi avvolgono le stragi di mafia. Dall’attentato di Capaci fino all’arresto del boss Totò Riina, Purgatori ha evidenziato lacune e responsabilità irrisolte, sollevando interrogativi inquietanti sul funzionamento degli apparati di sicurezza e sulla possibilità che pezzi dello Stato abbiano voltato le spalle a chi combatteva in prima linea.

 

L’accendino di Falcone

Nel programma "C’era una volta il Novecento" su La7, l’ex magistrato Pietro Grasso ha mostrato in diretta televisiva un oggetto diventato simbolico: l’accendino regalato da Giovanni Falcone. “Questa scintilla mi ricorda il suo sguardo”, ha detto Grasso. Un gesto intimo e toccante, che restituisce la dimensione umana di un uomo che ha dedicato la propria vita alla giustizia, pagandone il prezzo più alto.

 

"Perché non dicono mai il nome di mio figlio?": la voce delle vittime dimenticate

A Propaganda Live, Don Luigi Ciotti ha raccontato un episodio struggente avvenuto nel primo anniversario della strage. Una madre, in lacrime, si rivolse a lui con parole che ancora oggi risuonano come un grido: “Ma perché non dicono mai il nome di mio figlio?”. Era la madre di Antonio Montinaro, originario di Calimera, in provincia di Lecce. Il suo dolore parlava anche per Vito Schifani e Rocco Dicillo, gli uomini della scorta che hanno condiviso il destino di Falcone e Morvillo, troppo spesso dimenticati nel racconto pubblico.

 

Un'eredità che interpella tutti

Trentuno anni dopo, la strage di Capaci resta una ferita aperta e una sfida morale per il Paese. Ricordare non significa solo onorare le vittime, ma anche continuare la battaglia contro ogni forma di mafia e zone d’ombra.

Resta aggiornato

Aggiungi La7 alle tue fonti preferite e trovaci più facilmente su Google.