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21/5/2025

Il 23 maggio 1992 segna una delle pagine più buie della storia italiana: la strage di Capaci. Un attentato di stampo mafioso colpì l'autostrada A29 nei pressi di Palermo, uccidendo il giudice Giovanni Falcone, la moglie e collega Francesca Morvillo e tre agenti della scorta: Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Una vera e propria dichiarazione di guerra allo Stato da parte di Cosa Nostra, con l’obiettivo di spezzare la lotta alla criminalità organizzata avviata dai magistrati del pool antimafia.
Nel programma "Atlantide", il giornalista Andrea Purgatori ha ricostruito i passaggi chiave delle indagini e le ombre che ancora oggi avvolgono le stragi di mafia. Dall’attentato di Capaci fino all’arresto del boss Totò Riina, Purgatori ha evidenziato lacune e responsabilità irrisolte, sollevando interrogativi inquietanti sul funzionamento degli apparati di sicurezza e sulla possibilità che pezzi dello Stato abbiano voltato le spalle a chi combatteva in prima linea.
Nel programma "C’era una volta il Novecento" su La7, l’ex magistrato Pietro Grasso ha mostrato in diretta televisiva un oggetto diventato simbolico: l’accendino regalato da Giovanni Falcone. “Questa scintilla mi ricorda il suo sguardo”, ha detto Grasso. Un gesto intimo e toccante, che restituisce la dimensione umana di un uomo che ha dedicato la propria vita alla giustizia, pagandone il prezzo più alto.
A Propaganda Live, Don Luigi Ciotti ha raccontato un episodio struggente avvenuto nel primo anniversario della strage. Una madre, in lacrime, si rivolse a lui con parole che ancora oggi risuonano come un grido: “Ma perché non dicono mai il nome di mio figlio?”. Era la madre di Antonio Montinaro, originario di Calimera, in provincia di Lecce. Il suo dolore parlava anche per Vito Schifani e Rocco Dicillo, gli uomini della scorta che hanno condiviso il destino di Falcone e Morvillo, troppo spesso dimenticati nel racconto pubblico.
Trentuno anni dopo, la strage di Capaci resta una ferita aperta e una sfida morale per il Paese. Ricordare non significa solo onorare le vittime, ma anche continuare la battaglia contro ogni forma di mafia e zone d’ombra.
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