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21/5/2026

Si sono concluse alle Maldive le delicate operazioni di recupero dei sub italiani morti durante un’immersione nella grotta sottomarina di Dhekunu Kandu, nell’atollo di Vaavu. La missione, portata avanti da specialisti internazionali delle immersioni tecniche, era iniziata dopo il tragico incidente avvenuto durante una spedizione scientifica dedicata allo studio dei coralli.
Nei giorni scorsi erano già stati recuperati alcuni dei corpi dei dispersi, mentre le ultime operazioni si sono concluse dopo immersioni particolarmente complesse all’interno del sistema di grotte sommerse.
A coordinare il recupero è stata una squadra di tre speleo-sub di DAN Europe (Divers Alert Network Europe), organizzazione specializzata in immersioni tecniche e interventi in ambienti estremi.
Il team era composto dai sub finlandesi Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist, incaricati di entrare fisicamente nelle cavità sommerse per raggiungere i dispersi e completare le operazioni di recupero.
L’organizzazione ha pubblicato sui propri canali social un video che mostra il ritorno in superficie degli specialisti dopo ore di immersione profonda, oltre alle lunghe procedure di decompressione necessarie dopo l’intervento nella grotta.
Le immagini documentano la complessità della missione e le difficili condizioni operative affrontate dai soccorritori.
Nel corso delle operazioni sono stati recuperati anche diversi dispositivi appartenenti ai sub italiani, tra cui videocamere GoPro, computer subacquei e parte dell’attrezzatura tecnica utilizzata durante la spedizione.
Gli investigatori ritengono che questi strumenti possano risultare fondamentali per ricostruire la dinamica dell’incidente. Le immagini registrate potrebbero infatti chiarire il percorso seguito dal gruppo, la profondità raggiunta, le condizioni di visibilità e le eventuali criticità affrontate durante l’immersione.
Anche i dati memorizzati nei computer subacquei saranno analizzati dagli esperti per verificare tempi, parametri tecnici e possibili anomalie.
Parallelamente alle operazioni di recupero, le autorità maldiviane hanno aperto un’indagine amministrativa e tecnica sulla spedizione scientifica.
Secondo quanto riferito dal portavoce del governo locale, nella documentazione presentata per ottenere le autorizzazioni non comparirebbero tutti i nomi delle persone presenti a bordo dell’imbarcazione utilizzata per la missione.
Un altro punto centrale dell’inchiesta riguarda la natura dell’immersione. Le autorità sostengono infatti di non essere state informate del fatto che la ricerca avrebbe previsto attività speleosubacquee all’interno di grotte sommerse.
Secondo il governo maldiviano, se fossero state comunicate nel dettaglio le caratteristiche dell’esplorazione, sarebbero potute scattare prescrizioni di sicurezza differenti.
Nel frattempo è stato disposto il blocco temporaneo delle attività nautiche nell’area interessata dall’incidente per consentire il regolare svolgimento delle indagini.
La missione era collegata a un progetto di ricerca dedicato allo studio dei coralli nell’atollo di Vaavu. Il programma era coordinato da Monica Montefalcone, docente dell’Università di Genova, impegnata da anni in attività di ricerca scientifica nelle Maldive.
Le autorità locali hanno confermato che il progetto risultava autorizzato, ma restano da chiarire le modalità operative delle immersioni e la comunicazione relativa alle attività svolte nelle grotte.
Anche la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo sulla morte dei sub italiani.
Gli inquirenti disporranno le autopsie una volta rientrate le salme in Italia e ascolteranno come testimoni i venti italiani presenti a bordo della “Duke of York”, l’imbarcazione utilizzata durante la spedizione.
L’obiettivo dell’indagine sarà ricostruire con precisione la dinamica dell’immersione e verificare eventuali responsabilità organizzative o violazioni delle procedure di sicurezza.
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