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Intanto
6/5/2025
Mentre si avvicina l’inizio del conclave, cresce l’attenzione sul rituale antico e solenne che porterà all’elezione del nuovo Pontefice. La vaticanista Angela Ambrogetti, intervistata da Isabella Ciotti, ne racconta alcuni:
I cardinali elettori, una volta entrati in clausura, sono completamente isolati dal mondo esterno: nessun contatto, nessuna tecnologia, nessuna comunicazione. L’unico autorizzato a comunicare con l’esterno per ragioni necessarie sarà il cardinale Pietro Parolin.
Anche i conclavisti, cioè i lavoratori che operano all’interno del conclave, sono vincolati da un giuramento di assoluta segretezza. Durante le votazioni, che si svolgono nella Cappella Sistina, regna il silenzio, mentre nei momenti conviviali i cardinali possono parlare tra loro.
È consentito prendere appunti durante le votazioni, ma ogni nota viene poi bruciata al termine di ciascuna sessione, a tutela della riservatezza del processo.
Oltre al rito, esiste anche una vera e propria geopolitica del conclave. In passato alcuni Stati avevano addirittura diritto di veto sul candidato al soglio pontificio. Oggi quel potere non esiste più formalmente, ma l’influenza politica è ancora presente. Paesi come gli Stati Uniti cercano spesso di esercitare un peso nella scelta del Papa, ma la tradizione vuole che non venga mai eletto un Pontefice proveniente da una superpotenza, proprio per garantire equilibrio e universalità alla guida della Chiesa.
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