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Intanto
22/7/2025
La giornalista e attivista perugina Laura Santi, 50 anni, è morta nella sua casa di Perugia dopo essersi auto-somministrata un farmaco letale, scegliendo così il suicidio assistito. Accanto a lei, fino all’ultimo, il marito Stefano, che l’ha accompagnata lungo tutta la battaglia per il diritto al fine vita.
Laura era affetta da una forma progressiva e avanzata di sclerosi multipla. Dopo anni di peggioramento delle condizioni di salute, il dolore era diventato per lei insostenibile. A comunicarne la scomparsa è stata l’Associazione Luca Coscioni, della quale Laura è stata attivista. "Dopo anni di progressione della malattia e dopo l’ultimo anno di peggioramento feroce delle sue condizioni, le sue sofferenze erano diventate per lei intollerabili", ha dichiarato il marito.
La storia di Laura era già stata raccontata da Francesca Mannocchi, che l’aveva incontrata nella sua casa in Umbria. Aveva documentato il suo quotidiano fatto di dolore, dipendenza dai caregivers e perdita dell’autonomia. Dopo una lunga battaglia durata più di due anni, Laura aveva ottenuto il via libera per accedere al suicidio assistito.
Nel dibattito si inserisce anche Marco Cappato, che nei giorni scorsi aveva denunciato come la proposta di legge del governo rischi di limitare i diritti già esistenti in materia di suicidio assistito, escludendo molte persone con gravi disabilità: "Cambiare le parole significa escludere chi soffre. E questo non è accettabile."
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