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Intanto

Intanto

Stupro Palermo, le testimonianze social di alcuni amici: "Basta insultarci"

23/8/2023

Alcuni amici dei ragazzi arrestati per lo stupro di Palermo hanno pubblicato dei video sui social per ribadire la distanza nei confronti di questi ultimi: "Basta insultare me e la mia ragazza". E un altro: "Per me è stata una lezione di vita, le persone non si finiscono mai di conoscere. Non fate di tutta l'erba un fascio".

 

 

Gli interrogatori

 

"Sono addolorato per ciò che è successo, chiedo scusa alla ragazza e alla sua famiglia. Sono tornato indietro insieme al ragazzo di 17 anni per aiutarla. Ma mi è stato detto che la ragazza era consenziente", ha dichiarato in lacrime al gip C.M, uno dei 7 ragazzi accusati di aver stuprato la giovane diciannovenne a Palermo. 

Anche gli altri due sentiti ieri hanno continuato a sostenere che la ragazza era consenziente al momento dello svolgimento dei fatti.  Poi, hanno continuato dicendo di aver fatto un errore, di cui hanno compreso dopo la gravità: "Nessuno di noi pensava si trattasse di una violenza". 

Dopo avere abusato della ragazza, secondo l'accusa, i ragazzi sarebbero andati a mangiare in una rosticceria. 

 

 

La vergognosa caccia al video sui social e l'avvertimento del Garante 

 

Mentre le indagini sul caso entrano nel vivo, online è scattata una caccia morbosa al video dello stupro di Palermo, registrato con lo smartphone da uno dei 7 ragazzi che hanno abusato della giovane 19enne.

Esistono già diversi gruppi, uno di questi conta oltre 60mila iscritti.

 “Chi ha il video di Palermo? Scambio bene”, “qualcuno ha il video dello stupro di Palermo dei sette ragazzi?”; e ancora, ”nessuno ha il video di quello che è successo al Foro Italico di Palermo?”.

 

Le immagini vengono richieste con insistenza e diverse persone sono disposte a pagare perché lo cercano da quando, lo scorso venerdì, è stata diffusa la notizia della violenza.

 

 

A tal proposito, il Garante della Privacy ha rivolto un avvertimento a Telegram e agli utenti della piattaforma così che venga garantita la necessaria riservatezza della vittima. 

L'Autorità ricorda che la diffusione e la condivisione del video costituiscono una violazione della normativa privacy, con conseguenze anche di carattere sanzionatorio, ed evidenzia i risvolti penali della diffusione dei dati personali delle persone vittime di reati sessuali (art. 734 bis del codice penale).

 

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