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La giusta distanza
9/4/2026
A La giusta distanza, scritto con Roberto Saviano, la figura di Antonio Ammaturo emerge come quella di un poliziotto capace di leggere in profondità le connessioni tra criminalità organizzata e politica.
Dalle sue stesse parole emerge una realtà precisa: in periodo elettorale, la politica ha bisogno di intermediari sul territorio, i cosiddetti “capi bastone”, figure in grado di orientare migliaia di voti. Un sistema che, secondo Ammaturo, si intreccia con la gestione degli appalti e con grandi eventi come l’affaire del terremoto, creando una rete di interessi tra istituzioni e criminalità.
La sua voce, diretta e senza mediazioni, denuncia apertamente questa convergenza. E proprio per questo, si ipotizza che il suo nome possa essere finito in una lista di obiettivi.
Secondo alcune ricostruzioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, dopo i contatti tra Raffaele Cutolo e le Brigate Rosse per il caso Cirillo, sarebbe emersa una richiesta di eliminare figure scomode delle forze dell’ordine. Tra queste, anche Ammaturo, impegnato in indagini che mettevano in difficoltà il sistema criminale.
Il cuore della sua attività investigativa si rivela in un’operazione destinata a segnare un punto di svolta. Durante un blitz nei pressi del castello di Ottaviano, residenza legata a Cutolo, Ammaturo guida una squadra di 22 poliziotti. L’operazione sorprende gli investigatori: al suo interno si svolge un incontro tra esponenti della Nuova Camorra Organizzata e figure legate alla politica.
Un’immagine potente: un luogo quasi medievale, protetto da uomini armati, che diventa teatro di un incontro tra mondi apparentemente separati ma profondamente connessi.
Tra gli arrestati figura anche il figlio del boss, oltre ad altri soggetti vicini al clan e alla politica locale. Ma il vero colpo è il ritrovamento di documenti contabili: registri, assegni e annotazioni che svelano il funzionamento economico della NCO.
Per la prima volta, Ammaturo ha davanti agli occhi la struttura finanziaria della camorra: stipendi, tangenti, percentuali sugli affari. Un sistema organizzato, con regole precise e una gestione economica quasi aziendale.
Un’indagine che rompe gli equilibri e mostra in modo inequivocabile il legame tra potere criminale, economia e politica. E che, proprio per questo, rende la figura di Ammaturo una presenza scomoda in uno scenario già fortemente compromesso.
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