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La giusta distanza
11/3/2026
Il primo omicidio rappresenta uno dei riti di passaggio fondamentali per chi entra a far parte di Cosa Nostra. Per un corleonese, uccidere non è solo un gesto di violenza, ma il lasciapassare per diventare ufficialmente un uomo d'onore. Giovanni Brusca, figlio d'arte, non ne aveva stretta necessità, ma partecipò comunque al rito più antico e conosciuto, quello della puntualità, simbolo del riconoscimento ufficiale nella famiglia mafiosa.
Il rito non è solo violenza: la religione gioca un ruolo centrale. La fede e la crudeltà si intrecciano, inventando un “Dio cattivo” che giustifica le azioni più efferate e concede il perdono ai colpevoli.
Bernardo Brusca porta il figlio nella masseria. Ad attenderli ci sono membri storici e nuovi affiliati, che pongono domande obbligatorie: “Ti senti pronto a continuare a uccidere? Ti trovi bene con noi?” Risposte ovvie e necessarie: “Sì, voglio continuare a uccidere. Sì, mi trovo bene con voi.”
Giovanni viene condotto nella stanza accanto. Al centro un tavolo rotondo con pistola, pugnale e santino. Gli chiedono se è destro o sinistro; risponde destra. Il dito con cui sparerà viene pungolato, le gocce di sangue colorano di rosso l'immagine sacra. Il santino viene bruciato e poi restituito al candidato, fino a che la fiamma non si spegne. È il discorso più sacro di Cosa Nostra: tradire l’organizzazione significherebbe subire una punizione pari a quella inflitta al pezzo di carta.
È così, tra le mura della masseria, che a maggio del 1976 Giovanni Brusca diventa ufficialmente un uomo d’onore, entrando a pieno titolo nel mondo di Cosa Nostra.
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