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La giusta distanza
9/4/2026
Al centro della vicenda c’è il boss Raffaele Cutolo, detenuto nel carcere di Ascoli Piceno, dove, secondo quanto raccontato, incontrerebbe figure legate ai servizi segreti e ambienti ambigui. Tra questi, il colonnello Giuseppe Belmonte, già coinvolto in depistaggi legati alla strage di Bologna, e Adalberto Titta, personaggio con un passato legato al fascismo e ai servizi, il cui nome compare in più inchieste storiche.
Attorno alla trattativa si sviluppa una fitta rete di incontri e contatti, mentre si susseguono morti improvvise e sospette, che alimentano il dubbio di un tentativo di “tabula rasa” per cancellare testimoni e tracce scomode.
Nel quadro entra anche la politica: Cutolo pretende che la trattativa coinvolga direttamente esponenti istituzionali, e tra i nomi compare quello di Giuliano Granata, legato alla Democrazia Cristiana. Una rete complessa in cui si intrecciano potere politico, criminalità e apparati dello Stato.
Figura centrale è anche Vincenzo Casillo, braccio destro di Cutolo, che svolge un ruolo chiave nei contatti tra le varie parti. Il suo nome è legato direttamente a incontri, mediazioni e movimenti all’interno della trattativa.
La sua vicenda si chiude tragicamente: il 29 gennaio 1983, a Roma, Casillo muore in un attentato con un’autobomba. Un’esplosione violenta che segna uno dei punti più oscuri dell’intera vicenda e che, insieme ad altri eventi, contribuisce ad alimentare dubbi e interrogativi.
Un intreccio di potere, silenzi e segreti che racconta uno dei momenti più complessi e controversi della storia italiana recente.
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