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La torre di babele
17/2/2026
«Dunque, dove eravamo rimasti?». Con queste parole Enzo Tortora torna davanti alle telecamere, dopo anni di silenzio forzato e sofferenza. È il momento che segna simbolicamente la fine di una delle pagine più dolorose della storia giudiziaria e televisiva italiana.
La straordinaria carriera di Tortora parte dagli esordi in Rai negli anni Cinquanta, poi il successo di Campanile Sera, fino alla popolarità della Domenica Sportiva, innovata con la Moviola, sketch e collegamenti in diretta. Poi il trionfo di Portobello, il “mercatino” del venerdì sera che raccontava un’Italia ingenua e creativa, capace di riconoscersi in un programma diventato fenomeno di costume.
Ma mentre il Paese attraversa gli anni più bui — tra terrorismo, stragi e tensioni sociali — la vita del popolare conduttore viene travolta. Arrestato all’alba in un hotel romano, accusato di traffico di stupefacenti e associazione camorristica nell’ambito di una maxi-inchiesta fondata sulle dichiarazioni di alcuni pentiti, Tortora diventa il simbolo di un clamoroso errore giudiziario. Le accuse lo conducono in carcere e aprono un’odissea durata oltre tre anni.
«Sono innocente. Io spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi», dichiara in aula, in uno dei momenti più intensi della vicenda. Condannato in primo grado, sarà poi assolto con formula piena in Appello, sentenza definitivamente confermata dalla Cassazione.
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