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L'aria che tira
29/4/2025
Con il Conclave alle porte, la scelta del prossimo Pontefice si muove, come sempre, tra fede, strategia e influenze geopolitiche. I cardinali elettori, pur mossi dallo Spirito, non sono immuni da considerazioni legate ai delicati equilibri internazionali. Alcuni nomi emergono non solo per il loro carisma spirituale, ma anche per il modo in cui potrebbero interpretare il ruolo del Papa in relazione ai grandi attori della scena mondiale.
Il cardinale ungherese Peter Erdő potrebbe essere gradito sia a Donald Trump, per la sua linea conservatrice, sia a Vladimir Putin, per la sua provenienza dall’Est europeo e il potenziale allineamento su temi tradizionali e di sovranità culturale.
Il cardinale francese Jean-Marc Aveline, teologo dialogante e attento al multiculturalismo, rappresenterebbe una linea in continuità con l’apertura pastorale di Papa Francesco. È un nome che potrebbe piacere al presidente Emmanuel Macron.
Il cardinale Robert Sarah, originario della Guinea, è da tempo il punto di riferimento del fronte tradizionalista. I suoi pronunciamenti contro il relativismo culturale, le unioni civili e l'islamismo radicale lo rendono un potenziale “candidato ideale” per il mondo conservatore, incluso Donald Trump e parte dell’episcopato statunitense.
Infine, Luis Antonio Tagle, filippino e già prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, rappresenta la possibile apertura definitiva della Chiesa verso l’Asia. È un volto noto e apprezzato anche in Cina, e secondo alcuni osservatori potrebbe risultare accettabile persino a Xi Jinping.
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