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L'aria che tira
26/8/2026
"Io non sono puro. Sono abituato a guardare le grandi città, le più belle città, dalle grate di un tombino, perché faccio questo mestiere". Sigfrido Ranucci sceglie un'immagine cruda per spiegare la sua vicinanza a Valter Lavitola, l'ex faccendiere ritenuto dai magistrati il mandante dell'attentato subito dal giornalista lo scorso anno. E rilancia: "Se potessi andare a cena con Totò Riina, io ci andrei”.
Parole pronunciate a margine dello spettacolo "Diario di un Trapezista" a Cerveteri, dove Ranucci ha risposto ai cronisti sul suo rapporto con l'uomo oggi in carcere per l'attentato ai suoi danni. Il conduttore di Report rivendica il proprio mestiere: certi rapporti, dice, fanno parte del lavoro di chi indaga sul potere e sulla zona grigia che lo circonda, non sono un'ammissione di colpa.
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