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Le invasioni barbariche

Le invasioni barbariche

Vallanzasca tra vita e film

Se ne parla con Antonella D'Agostino, moglie di Renato Vallanzasca e autrice del libro Lettera a Renato 

Alcuni estratti dell'intervista barbarica ad Antonella D'Agostino

"Il film di Placido non lo guardo come la storia di mio marito, ma come un film."

"Renato è sempre stato un bambino vivace, sveglio."

"Se andava a rubare non lo faceva per sport, ma probabilmente perché aveva fame: all'epoca era un periodo brutto, c'era crisi, non giravano soldi e il Giambellino del tempo era un contesto a rischio."

"Francis Turatello l'ho conosciuto da ragazza: lo incontravo al bar Guarany in pausa pranzo. Faceva il commesso in un negozio di tappeti in Montenapoleone."

"Tra Francis e Renato c'era come una specie di attrazione fatale, e questo dava fastidio ai ragazzi delle due bande."

"A Renato piacevano l'eleganza e lo charme di Turatello, questo ragazzo già così importante che stava prendendo in mano Milano senza fare troppo clamore."

"Io onestamente conosco un altro Renato."

"Dopo 20 anni di questa altalena di amicizia, fratellanza e legame fortissimo, la mia vita era cambiata e Renato mi ha dato modo di andare avanti, occupandomi di lui mi sono sentita di nuovo utile."

"Un giorno lui mi ha detto: sai amore, secondo me un sentimento così bello andrebbe onorato con un matrimonio."

"La prima cosa che mi ha detto quando è uscito è stata che Milano era diventata molto silenziosa, che non si sentivano più le marmitte delle auto. E poi vedeva tutto più grande, più largo."

"Renato ha questo grande sentimento di riscatto, per sé e per le vittime."

"Renato è stato per moltissimi anni da solo, in isolamento, senza giornali, senza televisione, senza parlare."