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l'infedele
"La malattia d'Israele - dice Grossman - è la violenza come unico modo con cui reagire".
"Questa è la grande malattia del Medio Oriente: la prima scelta è sempre la violenza. E' una tragedia, perchè se avessimo la forza di non usare la violenza, avremmo un altro clima per intavolare un dialogo con l'atro".
"Tutti gli attori in questo conflitto hanno dimenticato il linguaggio dell'amore e la violenza è talmente radicata in noi che non conosciamo il Dizionario della Pace".
"Sia i leader palestinesi sia i leader israeliani sono più estremisti della maggioranza delle rispettive popolazioni".
Per esempio, osserva lo scrittore citando sondaggi israeliani, la maggioranza dei suoi connazionali, pur non essendo entusiasti della prospettiva della separazione della terra tra Israele e Palestina, sono d'accordo con essa.
"I politici reagiscono cercando solo di infiammare la visione degli altri con sospetti e odio". Grossman esprime il suo amore per Israele, che ha definito "un miracolo per me", "in sessanta anni un luogo che è così ricco, così evoluto, che è sopravvissuto a tante guerre.
Sulla strage di civili avvenuta nella striscia di Gaza (8 novembre) Grossman dice che è stato "Sono sconvolto come lo siete voi tutti dalla notizia di questa tragedia. E' stato un errore; non è stato intenzionale. Va detto molto chiaramente che l'esercito israeliano non uccide deliberatamente dei civili", ma "Israele non fa abbastanza per risolvere la situazione nel suo complesso". Le responsabilità vanno ricercate anche in campo palestinese: "Dobbiamo tenere a mente che dall'altra parte c'è un governo che non solo non vuole negoziare con noi ma nemmeno vuole riconoscere lo stato di Israele".
Hanno partecipato alla trasmissione Vittorio Dan Segre, scrittore, che sottolinea con enfasi la forza e la vitalità del popolo israeliano, referendosi al discorso tenuto da Grossman in occasione dell'undicesimo anniversario della morte di Rabin, capace di dire ed ascoltare simili parole. "Uno stato che possiede tali risorse, ha anche la forza di cambiare". Poi aggiunge:"La pace nasce solo dalla guerra, mentre è la pace a creare la guerra, con i suoi conflitti interni, soprattutto in una democrazia".
La giornalista palestinese con passaporto israeliano, Rula Jebreal, dice che ormai la violenza si è trasferita tra le strade d'Israele e della Palestina, ma che le parole del discorso di Grossman, riportate per la prima volta dai giornali arabi, forse permettono di "continuare a far vivere la magia della speranza della convivenza".
Vittorio Parsi, professore di relazioni internazionali, sostiene che la violenza è diventata uno strumento della politica in Medio Oriente.
Muin Masri, scrittore palestinese che vive ad Italia, dice: "Io sono guarito dalla violenza solo andando via, perché non è facile riflettere sotto la minaccia delle armi".
Elena Loewenthal, prestigiosa traduttrice dall'ebraico e scrittrice, usa le parole di un altro scrittore israeliano Amos Oz per dire che il conflitto israelo-palestinese è una tragedia greca perché si tratta del confronto fra due ragioni.
Infine, Manuela Dviri, scrittrice israeliana, che ha in comune con Grossman la perdita di un figlio in guerra, osserva che si parla molto e si fa pochissimo. "Inutile parlare ai politici - dice - perché in Medio Oriente non ci sono più statisti con cui fare discorsi veri e se le società civili non si muovono, non si cambia nulla".