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l'infedele
Dobbiamo aspirare, auspica Latouche nei suoi libri (vd. Bibliografia in fondo), ad una decrescita conviviale in cui si pratichi la frugalità e la sobrietà rispetto ai consumi.Â
Davanti a titoli del tipo "Nel mondo riparte la crescita", non dovremmo rallegrarci perché - sostiene Latouche - abbiamo bisogno di una società in cui i valori economici cessino di essere quelli centrali (...) Dobbiamo rinunciare a questa folle corsa verso un consumo sempre maggiore".Â
Condivide questa tesi Luciana Castellina, storica esponente della sinistra europea, giramondo nei forum no-global. "L'economia guarda ormai solo alla crescita sfrenata, dimenticando a volte i risvolti negativi che porta con sé, come povertà e sottosviluppo: è come se gli economisti guardassero il grattacielo che stanno costruendo dimenticandosi delle fondamenta".
Di tutto altro avviso Michele Salvati, economista dell'Università Statale di Milano: "Gli economisti, quando fanno bene il loro mestiere, registrano semplicemente i meccanismi dell'economia, non sono ideologici".Â
Però l'economia mondiale che cresce e che produce sempre più beni e merci porta la gran parte della popolazione ad una maggiore soddisfazione.
Appoggia le tesi di Salvati, Luigi Zingales, economista dell'Università di Chicago, roccaforte della libertà di mercato. "Non sono d'accordo che le politiche di crescita siano fallite, perchè negli ultimi 25 anni lo sviluppo economico ha portato al miglioramento della società .Â
L'Africa, paese in cui Latouche teorizzava sviluppo e mondializzazione come una colossale bugia, è l'unico paese al mondo che è rimasto indietro proprio perché non ha adottato le politiche liberiste capitaliste".
Aggiunge l'economista Giovanni Dosi: "Mi va stretta l'equivalenza fra sviluppo e questo tipo di sviluppo: perché il nostro è un talebanesimo liberista che ha distrutto le forme di aiuto sociale all'interno dei paesi, ed ha aumentato le disuguaglianze".
In Francia, convivono il neo nazionalismo che ha affossato la Costituzione europea e la violenza incendiaria dei giovani delle banlieus.
Tutti i sondaggi confermano il sostegno alla destra guidata dal ministro anti-feccia Nicolas Sarkozy.
Mentre tra i socialisti, che dovrebbero fornire nuove prospettive ai ceti popolari divisi e impauriti, emerge la nostalgia di uno stato centralista, maggiore spesa sociale e garanzie per tutti.
Omeya Seddik, portavoce del movimento degli immigrati delle Banlieu, rivendica il diritto della gente a vivere con dignità e afferma che "quando tutte le politiche tolgono questa possibilità , lo Stato si riduce a gestire il territorio soltanto con la polizia e la militarizzazione di tutti gli spazi".
Vittorio Parsi, economista dell'Università Cattolica di Milano: "Le considerazioni di Latouche fanno luce sul problema della povertà . Ma le sue strategie non sono condivisibili perché condannerebbero il pianeta ad un futuro peggiore del presente".
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E voi, pensate che abbia ragione Latouche o che la sua sia una ricetta antistorica e improponibile?Â
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