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l'infedele

l'infedele

FAMILY DAY: CHI DEVE OBBEDIRE?

LA SCHEDA: L'INFERNO NON C'à PIà
Eccola la città  dei dannati! Un numero infinito di povere anime giacenti per l'eternità  in bracieri ardenti, urlando grida orribili. Secondo un'idea della giustizia di Dio proposta nei secoli dal magistero ecclesiastico, a questa "città  degli uomini carnali" - i dannati - si contrapporrà  infine la "città  degli uomini spirituali" - gli eletti.
I tempi sono cambiati, d'accordo. E' venuto meno quel senso cristiano del peccato, l'evangelizzazione minacciosa, la salvezza per pochi contrapposta alla moltitudine dei dannati.
Ma l'esito non è forse uno "scisma sommerso", come scrive il filosofo cattolico Pietro Prini? Sempre più numerosi sono coloro che si dichiarano cristiani ritenendo di conformarsi in proprio all'insegnamento di Gesù". Senza più la paura dell'inferno, perché mai dovrebbe essere la Chiesa a codificare con obblighi e divieti la tua moralità ?
Chi non crede nel destino atroce della "massa dannata", non delegherà  ai vescovi neanche le istruzioni che regolano l'accesso al Paradiso. Ma ci sarà  poi, questo Paradiso, oppure la nuova comunità  dei credenti si accontenta di testimoniare il "suo" Vangelo sulla terra?
La Chiesa, quella che con il Concilio Laterano IV aveva istituito l'obbligo della confessione pasquale e che - all'epoca della Controriforma - credeva che "l'incontinenza sessuale" fosse la causa dei disordini del mondo, oggi fa i conti con "l'evangelizzazione di una zona dell'anima che era stata per molti secoli al suo interno ignorata e fraintesa". Che male c'è se il fedele non ha più paura e cerca Gesù serenamente?

E'un richiamo, quello del vecchio filosofo Prini, a fare i conti con la realtà . La Sacra Scrittura non trasmette più, in chi oggi le si avvicina, l'idea del piacere come colpa. La "dimensione demoniaca" del peccato originale non fa breccia tra i nuovi cattolici, "tiepidi e distratti". E' lo scisma dei credenti cristiani che però non credono né all'inferno (55%) né alla salvezza eterna (58%).
Più della metà  dei cattolici italiani giudica il divorzio moralmente accettabile (55%), l'omosessualità  lecita (40%) e ammissibili i rapporti prematrimoniali (70%), distanziandosi così dai pronunciamenti della gerarchia ecclesiastica.
In questa mutazione del cattolicesimo "inquieto", si evidenziano due etiche cristiane diverse, specie in materia sessuale: se il piacere non è più una colpa, anche l'eros viene disgiunto dal suo antico vincolo procreativo.
Il Papa e i vescovi, ora impegnati in quello che il sociologo delle religioni Franco Garelli chiama un nuovo "pressing etico", vivono un dilemma. Cercano di recuperare quegli scismatici silenziosi, col rischio di aumentare -nell'esperienza della vita quotidiana- la distanza che li separa dalla maggioranza dei fedeli.