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l'infedele

l'infedele

Gas e Petrolio. Il ricatto di Putin

Mosca controlla 1/5 delle riserve mondiali di gas ed è il secondo produttore di greggio dopo l'Arabia Saudita. Il braccio di ferro sul prezzo del gas con l'Ucraina è stato interpretato come una ritorsione politica del premier Vladimir Putin rispetto alla rivoluzione arancione di Yushenko. La Russia accusa di furto l'Ucraina, sostenendo che è responsabile della diminuzione delle forniture di gas all'Europa ed all'Italia.

Felix Stanevsky, diplomatico russo, preferisce non definire il proprio paese una superpotenza. "Non abbiamo né l'esercito, né le armi, né possiamo avvicinarci alla potenza americana. Il disagio e le preoccupazioni dell'Europa e degli Usa non hanno ragione di esistere". Ed accusa l'Ucraina per la mancanza degli approvvigionamenti di gas all'Europa. "La Russia non può assicurare di ciò che succede in territorio ucraino". Di altro parere l'ucrainista dell'Università  La Sapienza di Roma, Oxana Pachlovska, che risponde accusando la Russia di aver aspettato il momento più opportuno per far esplodere la questione del gas. Marcello De Cecco, illustre economista de La Normale di Pisa, invita, di fronte ad una caduta del solo 3 per cento dei rifornimenti normali di gas, a "non alzare un polverone" e Giulio Sapelli, storico dell'economia, assicura che "la Russia ci ha fatto mancare una minima parte dei rifornimento di gas, sostenendo che la maggior parte delle forniture di gas è andata ad alimentare le centrali termoelettriche italiane, che da un paio di mesi esportano energia elettrica in Francia ed in Germania a prezzi competitivi".

Il corrispondente da Mosca di Repubblica, Giampaolo Visetti, segnala: "I giornali russi hanno coniato il termine di Energocrazia, una sorta di democrazia autoritaria che ha nell'energia la sua arma formidabile, sia a livello interno che internazionale". 
Il governo russo lancia le sue offensive con Gazprom. Non a caso, ai vertici del colosso dell'energia, ci sono due fedelissimi di Putin: Aleksej Miller e Dimitry Medvedev, che è allo stesso tempo anche vicepremier del governo russo. Gazprom è la cassaforte del Cremino".

Victor Zaslavsky , economista e professore dell'Università  Luiss di Roma, è di parere contrario: "Preoccupazioni esagerate. Negli ultimi cinque anni, la produzione è cresciuta pochissimo, pur lavorando l'industria a pieno regime. Certo che c'è un uso politico, ma non è una arma così potente". Leonardo Maugeri, direttore delle strategie dell'Eni, spiega: "Noi vediamo il caso di Gazprom come un problema di reciprocità , ossia Gazprom vuole entrare in Italia, perché non ci permette di fare lo stesso in Russia?".
Poi sottolinea: "Il 60 per cento delle fatture del gas russo non vengono pagate, e quindi il colosso energetico ha il problema di far cassa". E Marzio Galeotti, economista e collaboratore de La Voce.info, spiega: "Nei mercati dell'energia, i consumatori dipendono dai produttori, ma anche i produttori hanno bisogno dei consumatori".
Insomma, se gli chiudiamo i rubinetti, i problemi ci sono anche per loro, aggiunge l'economista De Cecco.

Vittorio Parsi analizza la situazione dell'ex Unione Sovietica. "Putin ha dimostrato di saper gestire in maniera dinamica il potere. I russi hanno vissuto l'amputazione dell'impero russo, come una decurtazione territoriale interna. Non avendo più strumenti ideologici e politici, ma con gasdotti ed oleodotti, ha bypassato il problema dell'amputazione del territorio".

George W. Bush, nel discorso dell'Unione del 31 gennaio, ha sottolineato la dipendenza Usa dalle importazioni del petrolio dal medioriente, auspicandone una diminuzione del 75 per cento entro il 2025 e stanziando finanziamenti per ricerche ed applicazioni di fonti energetiche alternative.

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