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l'infedele
"QUANTI PADRONI IN REDAZIONE!"
Ma guarda un po' quanti industriali, immobiliaristi, banchieri italiani innamorati del giornalismo e della libertà di stampa! Talmente innamorati da garantirsi almeno una bella partecipazione nella proprietà di un giornale. Magari non ci si guadagna molto -pazienza, non si vive certo "solo di quello"- ma è sempre meglio telefonare in redazione da azionista che da perfetto estraneo.
L'ultimo in ordine di tempo che ha pensato bene di investire quattrini nella carta stampata è l'immobiliarista Danilo Coppola, maltrattato al rango di furbetto dall'informazione economica. Così anche in lui s'è acceso il sacro fuoco del giornalismo e oggi controlla "Finanza & Mercati".
Ma come Coppola, sono in molti a pensare che l'editoria serve magari poco a moltiplicare i loro risparmi, ma serve parecchio a proteggere i loro affari. Ecco allora la facoltosa famiglia romana Angelucci, titolare di una rete di cliniche private e dunque in perenne ricerca di contatti con la pubblica amministrazione, trasformata in editore bipartisan. Un colpo a destra e un colpo a manca. Prima gli Angelucci hanno acquistato la quota di maggioranza di "Libero", il battagliero quotidiano di Vittorio Feltri. Poi hanno tentato invano di entrare tra i soci della rossa "Unità ", accontentandosi di rilevare da Claudio Velardi l'arancione "Riformista".
La passione per il giornalismo verrà senz'altro cammin facendo: ma non c'è dubbio che l'immobiliarista e industriale Francesco Gaetano Caltagirone ha fatto del "Messaggero" di Roma e del "Mattino" di Napoli due autorevoli interlocutori delle istituzioni, locali e nazionali. Allargandosi poi verso est con il "Nuovo quotidiano di Puglia", il "Corriere adriatico", il "Gazzettino" di Venezia.
"La Stampa" no, quella se la sono tenuta gli eredi di Agnelli, sebbene il loro "core business" resti fabbricare automobili. Senza dimenticare che la Fiat definisce strategica pure la sua partecipazione nel "Corriere della Sera".
Alla fine gli editori cosiddetti "puri", quelli cioè che concentrano nel settore il loro portafogli d'investimenti, magari più per necessità che per virtù risultano essere proprio i duellanti di sempre: il Cavaliere, con la sua galassia Mediaset-Mondadori; e l'Ingegnere, con il gruppo L'Espresso.
Gli altri continuano a sgomitare e a fare la fila per ottenere a caro prezzo uno strapuntino nel "salotto buono" per eccellenza, la Rcs di via Solferino. Chissà se un finanziere puro giudicherebbe congruo il prezzo di 160 milioni di euro pagati l'estate scorsa da Benetton per rilevare il 5% del "Corriere della Sera". Fatto sta che i Benetton, di solito attentissimi negli investimenti, vedi autostrade, hanno pagato volentieri. Del resto lì dentro si faranno compagnia con banchieri, cementieri, fabbricanti di elettrodomestici e cucine e calzature e automobili e telecomunicazioni... E pazienza se il titolo in Borsa non ha le performances formidabili dei concorrenti editori puri: lorsignori, si sa, non chiedono mai favori, sono tutti lì solo per passione!