2026 Copyright LA7 S.p.A - P.IVA 12391010159 Licenza SIAE 3344/I/3215 - Tutti i diritti riservati. È vietato l'utilizzo dei contenuti trasmessi e/o riprodotti per l'addestramento di sistemi di intelligenza artificiale generativa nonché l'impiego di strumenti automatizzati di data scraping per la loro estrazione.
l'infedele
"Piergiorgio Welby è morto della sua malattia, di distrofia muscolare", ha spiegato all'Infedele Mario Riccio, il medico che la notte tra il 20 e il 21 dicembre 2006 ha assistito al decesso di Welby. Riccio ha detto che la malattia permetteva a Welby di respirare, così una volta interrotta la ventilazione meccanica è morto. "Ho combinato - ha aggiunto Riccio - la sedazione al distacco del respiratore. Senza la sedazione sarebbe stata una morte atroce, per soffocamento. Al rifiuto della terapia da parte del paziente ci doveva essere un atto complementare del medico". Mario Riccio ha inoltre sottolineato che ora non si sente di "fronteggiare" i contrasti politici, ma di dover rispondere esclusivamente alla legge e alla deontologia medica. "L'Ordine dei medici deciderà - ha ricordato - nei prossimi giorni". "Il problema di Welby - ha continuato - era quello di rifiutare le cure. Sono intervenuto attraverso l'associazione Luca Coscioni per indicare che c' era una strada legale: la sospensione delle cure in sedazione ".
Marco Cappato, segretario dell'Associazione Luca Coscioni ha aggiunto che "era stata aperta anche la strada dell'eutanasia con l'aiuto di medici belgi . La possibilità era stata già predisposta 40 giorni dopo la lettera di Welby al presidente Napolitano. Se Welby avesse voluto affrontare i rischi di una disobbedienza civile, l'avremmo fatto".
Anche Umberto Veronesi si è trovato d'accordo con Mario Riccio. "Il suo è stato un atto di coraggio all'interno della legislazione che prevede che un paziente possa rifiutare le cure". Ma ha aggiunto che nonostante esista il consenso informato, non è ancora entrata nella nostra cultura l'idea del diritto all' autonomia della persona.
Hanno partecipato al dibattito anche Adriano Pessina, direttore del Centro di bioetica dell'Università Cattolica, il padre di Eluana Englaro, da quindici anni in stato vegetativo permanente, Mario Melazzini oncologo, il neurologo Carlo Alberto Defanti e Maurizio Mori della Consulta di Bioetica.