l'infedele
La partita del Quirinale
Il politologo Edmondo Berselli, direttore de Il Mulino, commenta l'elezione del nuovo Capo dello Stato. "Il fatto che ci sia un diessino al Colle segna la fine della discriminante comunista, che è stata determinata da Silvio Berlusconi e che ha impostato tutta la campagna elettorale sul tema dell'anticomunismo".
"Sono convinto che essere stato un ex comunista non sia stata la ragione centrale dell'elezione di Napolitano - continua Berselli - ma si spera che ora si smetta di giocare la carta dell'anticomunismo".
La dirigente diessina Barbara Pollastrini aggiunge: "C'è l'orgoglio di aver portato un degno successore di Carlo Azeglio Ciampi sul Colle, ma anche l'orgoglio che quest'uomo venga dal mio partito. Penso, inoltre, che la parola 'anticomunismo' sia d'altri tempi".
Il deputato di Forza Italia Maurizio Lupi porta sul banco la questione della ripartizione delle cariche in seno ai partiti della maggioranza. "La questione di fondo è che all'interno della coalizioni di sinistra occorreva dare un ruolo istituzionale ai Ds. Spiace che sia stato messo da parte il tentativo di mandare al Quirinale una figura in grado di superare il muro contro muro dei due poli".
L'economista Michele Salvati, ex parlamentare del gruppo ds-ulivo, osserva: "Nei Ds c'è un fortissimo senso di orgoglio nel sentirsi un elemento della storia italiana. Gli ex comunisti hanno un senso fortissimo della loro identità e del ruolo storico che hanno avuto. Una persona come Massimo D'Alema, che controlla ancora gran parte del partito, non era adatta al ruolo di Presidente della Repubblica, ma la sua bocciatura è stata vissuta come offesa di questa identità , come se fosse stata rifiutata".
Sull'elezione del Presidente della Repubblica. Il deputato Lupi lamenta la mancanza di un dialogo sul nome per il Quirinale.
Il giornalista e scrittore Marco Travaglio gli replica: "In tredici anni ogni volta che si è discusso di qualunque argomento con il centrodestra la contropartita è sempre stata la giustizia e la televisione. E' questo il prezzo del dialogo?"
Berselli osserva che serviva un riconoscimento per i Ds sul piano istituzionale. "Sarebbe stata la sconfessione dell'importanza del partito" dice adducendo alla disputa una natura 'organigrammatica' nonostante i lavori per la nascita di un nuovo soggetto politico unitario Dl-Ds.
Replica il deputato dell'Udc Bruno Tabacci: "Forse il dopo non è ancora pronto. E quindi la partita si chiude nei vecchi schemi della ripartizione delle cariche".
Anche Salvati è d'accordo: "Con meno soggetti politici da accontentare ci sarebbe stato spazio anche per l'opposizione. Ma nella scorsa legislatura non si è neanche discusso con la minoranza".
Sulla candidatura di Massimo D'Alema al Quirinale. Massimo Rondolino, giornalista de La Stampa, che ha lavorato anche con D'Alema ha fatto il tifo per la corsa del presidente diessino al Colle: "Per affetto alla persona, ma mi è sembrato anche un rilancio politico di grandissimo livello e un modo per terminare la guerra fredda iniziata nel 1994. Se dopo dodoci anni di berlusconismo e antiberlusconismo viscerale, il Cavaliere continua a prendere tutti questi voti, un politico deve gestire questa cosa. Se c'è qualcuno che poteva farlo, questo è Massimo D'Alema, da presidente avrebbe messo la parola fine a questa guerra fredda".
Berselli aggiunge: "D'Alema ha collezionato dei successi, ma anche alcune clamorose sconfitte, come quella del governo. Non c'era alcuna condizione razionale perché potesse andare al Quirinale".
Lupi dice: "Il Quirinale sarebbe stata la scelta sbagliata per D'Alema. Sarebbe stato come per noi mandare Berlusconi, con tutte le reazioni che ne sarebbero seguite per la sua connotazione politica troppo marcata. Ma D'Alema, dopo questi passi indietro, rischia di essere la mina vagante del Governo Prodi".
La Pollastrini replica: "D'Alema non è un uomo conformista, ma uno che cerca di anticipare i tempi ed uno che è capace di sfidare l'impopolarità . E' stato proposto per il Quirinale da Prodi e da tutta l'Unione. Poi, davanti alla richiesta di una candidatura più istituzionale, ha fatto un passo indietro".
Marco Travaglio però annota: "D'Alema era il candidato preferito dal partito di Mediaset. Il fatto che non abbia ancora risolto il conflitto d'interessi dell'ex premier è uno dei sospetti che ha pesato sulla sua scelta".
Sulla nascita del Partito Democratico. "D'Alema libero dall'impegno istituzionale può dedicarsi ad un compito politico preciso: il Partito Democratico. Se lui non spinge per farlo, non si farà . E' un leader che ha l'intelligenza di capire che questa è la scommessa di una vita", osserva Salvati.
Berselli sottolinea: "I congressi di scioglimento dei partiti per la creazione del nuovo soggetto toccano una corda molto profonda all'interno dei partiti stessi, soprattutto dei Ds. Occorre fare presto, ma anche bene. Bisogna assecondare un processo, quello della realizzazione di questo nuovo soggetto politico, che sostenga il governo che verrà ".
Rondolino aggiunge: "Il problema è come gestire il processo di creazioni del partito. L'importante è non annullare le singole identità dei partiti che lo costituiranno".
Infine Lupi e Tabacci affermano che anche a destra c'è un'area che può essere raccolta dal partito dei Popolari.
Sul futuro, infine, Travaglio chiosa: "Occorre vedere quello che succede a destra dopo le elezioni, se si vuole mantenere una visione berlusconicentrica, oppure fare una seria legge sul conflitto d'interessi".
Conclude L'Infedele Berselli con un augurio anomalo al nuovo Capo dello Stato: "Spero che Napolitano come Presidente della Repubblica faccia pochissimo e che non interferisca troppo con la politica del governo".

