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l'infedele

l'infedele

Malaeconomia. Rotolano le teste

Il primo capitolo della storia sui poteri occulti che muovono il mercato finanziario italiano era stato affrontato da La7 già  4 anni fa (in Diario di Guerra e Pace, 19 febbraio 2002). Allora, ricorda Gad Lerner, sembrava impossibile toccare Fazio e quelli che sarebbero stati ribattezzati i "furbetti del quartierino".

à giusto - oggi che il governatore è stato costretto a dimettersi - includere la sua testa fra quelle rotolate? 
Il banchiere Sergio Siglienti, ex presidente della Banca Commerciale, poi passato all'Ina, prova "solidarietà " e comprende "lo stato d'animo di Fazio, vittima di una campagna stampa che non ha precedenti". Ma ammette: "Lui certamente è colpevole di una certa ingenuità  e della non conoscenza del mercato. Ma è giusto che esca: non era certamente la persona più adatta a governare la Banca d'Italia". Siglienti ricorda che Fazio, all'epoca della sua nomina, scavalcò il candidato naturale alla successione a Ciampi, ossia Lamberto Dini. "Fazio si è sempre dichiarato euroscettico - dice - à un cattolico osservante, che non crede nel profitto e, quindi, nel mercato". 

Rincara la dose il senatore di Forza Italia Gianpiero Cantoni: "Se, come dice Siglienti, Fazio non conosceva o non capiva il mercato e le sue leggi, allora è responsabile dei danni a migliaia di risparmiatori truffati dal caso Parmalat fino al caso Fiorani. à giusto che si sia dimesso". Poi sottolinea che "in una economia libera, le banche possono anche fallire ma da noi non succede quasi mai, perché dispongono di un fondo speciale e gli amministratori vengono riciclati dallo stesso sistema bancario". 
Dario Cossutta, amministratore delegato di Investitori Associati, spiega che "i peccati del ruolo di vigilanza svolto da Fazio hanno origini antiche. C'è sempre stata una copertura delle banche da parte della Banca d'Italia e queste hanno sempre colluso fra loro, godendo di una forte protezione". Sui poteri che regolano i mercati, Cossutta sottolinea che "ci sono settori dove è assolutamente difficile entrare, settori strategici come giornali e banche, perché è lì che entrano in gioco i poteri forti".

Ferruccio De Bortoli, direttore del Sole24Ore, analizza la difficile situazione che si è creata: "Il problema è una governance debole. Sarebbe meglio avere mercati meno chiusi". I furbetti del quartierino avrebbero occupato il centro della scena economica e finanziaria italiana se non fosse stato per la magistratura e la stampa..."

Chi sarà  il successore di Fazio? "Draghi forse è il candidato più adatto, perché è un esterno a Bankitalia", sostiene Francesco Giavazzi, editorialista del "Corriere della Sera". "Draghi ha soprattutto il merito di aver ristrutturato il Tesoro facendone la struttura più efficiente dello Stato - sottolinea Siglienti -. Per un ruolo dove l'immagine diventa il requisito principale, Padoa Schioppa è il candidato ideale". Stesso discorso vale per Monti.
Una visione dall'estero la offre la giornalista del Wall Street Journal Alessandra Gallone: "Fazio aveva l'immagine di uno che voleva difendere l'italianità  delle banche. Draghi, Padoa Schioppa e Monti hanno tutti e tre una buona immagine a livello internazionale".
L'economista Marco Onado, però, mette in guardia: "Sono tutti nomi di altissimo livello ed abbiamo solo l'imbarazzo della scelta. La paura ora è che si vada per le lunghe, ed il tempo in queste cose non è mai buon consigliere".

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