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l'infedele

l'infedele

TV e politica: quel tormentato matrimonio che fa discutere

Lo spunto è la riflessione di Ilvo Diamanti su Repubblica del 30 ottobre dal titolo più che eloquente: "Quando la tv si mangia la politica". Ne discutono con Lerner l'attrice Lella Costa, il ministro Rocco Buttiglione, i giornalisti Marco Travaglio e Pierluigi Battista, vicedirettore del Corriere della Sera, il sociologi Aldo Bonomi e lo storico Marco Revelli.

Ilvo Diamanti scrive: "Da qualche anno, la tivù ha sopraffatto la politica (...) L'ha sottomessa, metabolizzata, facendola emigrare altrove. Berlusconi ha vinto. Ma non riesce più a controllare il meccanismo che egli stesso ha creato. A fare politica attraverso la televisione. Da cui la politica e l'informazione se ne sono, semplicemente, andati"

Condivide il giudizio Lella Costa, che dice "la tv è autoreferenziale, la tv parla principalmente di tv". Per questo Marco Travaglio afferma che fa "opera di supplenza informativa" grazie ai suoi libri.
E se da una parte Marco Revelli ribadisce che la tv è diventato il principale spazio pubblico per la politica, dall'altra Aldo Bonomi accusa: si è perso il gusto di discutere dei problemi veri del Paese.

La micromegalomania è vizio degli italiani.
E' il parere del noto critico letterario e cinematografico Goffredo Fofi, raramente in video, durante l'intervista esclusiva che qui riportiamo. Usa questa particolare metafora per descrivere l'atteggiamento degli italiani. Credono di pensare con la propria testa, invece seguono la televisione come "se fosse la predica della domenica" mentre il potere la usa "per renderli consenzienti"

Viene ricordato che nel marzo 2001, Marco Travaglio, ospite del Satyricon di Daniele Luttazzi, propose ricostruzioni imbarazzanti sulle origini del patrimonio del leader di Forza Italia, diventando l'eroe di chi pensava e pensa che l'Italia stia marcendo all'ombra di un "nuovo regime mediatico".
La curiosità . Il tribunale ha giudicato critica legittima quella di Travaglio e Luttazzi e ha condannato il premier - che aveva fatto causa - a rifondere le spese processuali: quasi 17 mila euro!

Sono tanti i politici che oggi vanno in televisione. Bertinotti è un recordman delle presenze da Vespa, perché la tv gli sta simpatica, "ha un'anima popolare" spiega lui, convinto di poterla piegare ai suoi contenuti sociali. "Mi sento forte delle mie idee e del mio impegno politico", dice. "Posso andare dappertutto senza per questo sentirmi meno di sinistra". L'urgenza di dare rappresentanza mediatica alla protesta e al disagio sociale ha dato luogo a un'inedita metamorfosi mondana e presenzialista: i paparazzi di Dagospia beccano il leader di Rifondazione comunista dappertutto.

Infine la questione degli spot elettorali. La pubblicità  televisiva è il fulcro di tutte le campagne di Berlusconi, che applica alla politica le leggi del mercato: più spot uguale più voti.
Quando il centrosinistra, per le elezione del 2001, con la "par condicio", imbavaglia il grande microfono delle reti private, l'operazione promozionale passa sui tabelloni elettorali. Oggi il centrodestra vorrebbe l'abolizione della par condicio. 
Ma, il ministro Buttiglione sottolinea che la relazione fra politica e televisione cambia già  per effetto della nuova legge elettorale, voluta dall'Udc per riportare la politica fuori dal video e dentro la realtà .

Ammesso che sia vero il teorema di Ilvo Diamanti, che la politica sarebbe stata divorata, stritolata e snaturata dalla televisione, il paradosso - conclude Lerner - sarebbe che anche il suo artefice ne uscirebbe oggi snaturato?

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