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l'infedele

l'infedele

VESCOVI, ALTOLA' DEL GOVERNO - MA DI FAMIGLIA CE N'E' UNA SOLA?

Contraddistinta da "unicità  irripetibile" è la famiglia, secondo papa Benedetto XVI. Una famiglia da duemila anni fondata sul matrimonio, precisa l'"Avvenire. Ma gli storici saranno d'accordo?

Ben altra è la storia narrata nel Libro dei Libri, la Bibbia. Così Rachele, prima moglie di Giacobbe, si rivolge al marito: "Ecco la mia serva Bila, unisciti a lei, così che partorisca sulle mie ginocchia e anche io abbia la mia prole". Ma ecco Lia, la seconda moglie, offrire a sua volta una schiava al marito per gareggiare con la sorella e per aumentare la discendenza del patriarca. Infine "i figli di Giacobbe furono 12: figli di Rachele e Lia, ma anche delle schiave Bila e Zilpa", è scritto nel libro della Genesi.

Poligamia, figli naturali, donne ripudiate contraddistinguono la vicenda dell'Israele biblica: ma neppure l'avvento dell'epoca cristiana sovverte questa pratica matrimoniale e familiare. Nei primi mille anni della sua storia la Chiesa non esercitava alcuna competenza in materia di matrimonio.

Le nozze restavano una faccenda privata, celebrate nella cerchia familiare. Bastava il tocco della mano per suggellare la volontà  di sposarsi e l'osculum, un bacio, per dichiarare la "consumazione". I giovani si sposavano tra le pareti domestiche e il sacerdote invitato, semmai, si limitava a benedire il "talamo" come gesto propiziatorio.

L'"unicità  irripetibile" della famiglia era ratificata semplicemente dall'esercizio della copula carnalis. Per la legittimazione dei figli e la trasmissione dei beni spesso i doctores dovevano districarsi nel guazzabuglio del "contubernium", il concubinato stabile. La mortalità , i viaggi, le guerre spezzavano le famiglie, davano luogo a intrecci complicati di uomini con più mogli, matrigne, orfani, figliastri.

Per non essere accusati di bigamia bastava dimostrare che la convivenza fosse durata meno di 10 anni. Oltre quella soglia, "gli occhi dei vicini di casa" sancivano la stabilità  della coppia.

E' solo alla fine del primo millennio che la Chiesa si adopera per mettere ordine nell'istituto familiare. Il peccato originale viene allora definitivamente identificato col peccato sessuale. Bisogna circoscriverlo, con la "giusta copulazione" entro i confini di un matrimonio indissolubile, definito dallo storico George Duby come il "minore dei mali". Finalmente il modello ecclesiastico si impone: il matrimonio diventa monogamico. I rapporti extraconiugali sono puniti. Nel 1274, al concilio di Lione, il matrimonio assurge a settimo sacramento. E tre secoli dopo il Concilio di Trento ne codificherà  la natura di atto pubblico, celebrato in Chiesa e documentato nell'anagrafe della parrocchia. La repressione della poligamia, dell'incesto e dell'adulterio diverrà  sistematica, a difesa della famiglia tradizionale. Ma non è finita. Perché il matrimonio religioso deve fare ancora i conti con la Riforma protestante: buona parte d'Europa smetterà  di considerarlo un sacramento e verrà  introdotto l'istituto del divorzio. Finchè, dopo la Rivoluzione francese, al matrimonio religioso si affiancherà  il diritto a sposarsi civilmente.

Matrimonio e famiglia sono dunque in perenne evoluzione lungo il corso dei secoli. Basti pensare che fino a trent'anni fa, in un'Italia dov'era proibito divorziare, il diritto di famiglia escludeva i figli illegittimi dalla successione ereditaria.