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Omnibus

Omnibus

A in-certe condizioni, Gerardo Greco introduce la puntata del 6 ottobre

6/10/2025

“Cosa è reale e cosa no?” È con questa domanda che Gerardo Greco apre la puntata di Omnibus del 6 ottobre 2025, in un incipit che mette subito a fuoco il cuore del dibattito: la distanza tra fatti, narrazioni e propaganda in una guerra che, a due anni dall’attacco del 7 ottobre, continua a riscrivere il lessico della politica internazionale.

Il contesto: due anni dopo il 7 ottobre Greco ricorda che domani è il secondo anniversario della strage del 7 ottobre, l’evento spartiacque che ha dato avvio a un conflitto ancora aperto. Il monito è chiaro: il racconto della guerra è oggi attraversato da pressioni, ultimatum e racconti divergenti. E proprio sulle pressioni si concentra l’apertura: secondo una ricostruzione basata su fonti della Casa Bianca, una telefonata tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu di due giorni fa sarebbe stata determinante nel segnare il tono delle ultime ore.

La telefonata Trump–Netanyahu e il peso di Washington Greco anticipa una ricostruzione audio della chiamata, nella quale Trump avrebbe rimproverato a Netanyahu un eccesso di pessimismo, chiedendogli di abbandonare la “negatività”. Il quadro, dice il conduttore, è quello di una pressione “molto forte” da parte di Washington mentre a Sharm el-Sheikh si apre un “ultimo negoziato” indiretto tra Israele e Hamas. L’ultimatum statunitense, nella sintesi proposta: disarmo, cessione del potere e liberazione degli ostaggi, altrimenti “distruzione totale”.

A questa linea dura si affianca, però, un cambio di tono di Trump sui social: in un tweet delle ultime ore l’ex presidente si dice “estremamente fiducioso”, parla di “passi avanti molto importanti” e arriva a evocare una “pace millenaria”. Greco incrocia così i registri della pressione e dell’ottimismo, della Realpolitik e della retorica, sottolineando quanto il dossier negoziale resti opaco nelle sue condizioni di fondo.

Le piazze italiane e il caso “flottiglia” Lo sguardo si sposta poi sull’Italia. L’attenzione è per la cosiddetta “flottiglia”, con attivisti, alcuni giornalisti e politici fermati dalle autorità israeliane e trattenuti nelle carceri nel deserto del Negev. In puntata, promette Greco, si ascolteranno testimonianze dirette per ricostruire quanto accaduto, comprese verifiche su episodi controversi circolati nelle ultime ore: per esempio, se sia vero o no che Greta Thunberg sia stata costretta ad avvolgersi in una bandiera, episodio diventato simbolico nel flusso delle notizie e delle contromanipolazioni.

Nel frattempo, le piazze italiane si sono riempite: “composte”, in molte città, con “centinaia di migliaia di persone”, ma segnate altrove dalla presenza di “faccinorosi”, con slogan forti e “fortemente antisemiti”. È la doppia anima della protesta che Greco mette a tema: la mobilitazione civile da un lato, la radicalizzazione di frange minoritarie dall’altro.

Gli ospiti e le voci della puntata Il parterre annunciato da Greco unisce analisi geopolitica, cronaca sul campo e riflessione culturale: - Greta Cristini e Piero Benassi per la lettura diplomatica e strategica; - Roberto Additti e Gianluca Di Feo per approfondimenti di politica e sicurezza; - più tardi, Barbara Schiavulli con il racconto del fermo da parte dell’IDF; - Lidia Ravera per interrogarsi sul “nuovo ’68”: se sia davvero un ’68, e cosa significhi oggi parlare di generazioni in piazza, parole d’ordine e conflitti di senso.

Il nodo del titolo: “A in-certe condizioni” “Abbiamo deciso di chiamare questa puntata di Omnibus ‘A in.certe condizioni’.” Il titolo è la chiave interpretativa dell’intero segmento. Le condizioni della “pace millenaria” evocata da Trump non sono affatto chiare: quali concessioni, quali garanzie, quale architettura politica per Gaza e per la sicurezza di Israele, quale ruolo per gli attori regionali e quale per la comunità internazionale? Greco non si limita a segnare le incognite: ne fa una griglia di lavoro per la puntata, tra verifiche fattuali, ascolto delle fonti, confronto tra posizioni divergenti.

La domanda iniziale torna come bussola etica del racconto: in un ecosistema informativo saturo, distinguere “cosa è reale e cosa no” diventa il primo compito del giornalismo. La promessa editoriale è quella di una ricostruzione che parte dai documenti (la telefonata), attraversa le testimonianze (la flottiglia, i fermi, le piazze), e arriva agli scenari negoziali, con l’Egitto ancora una volta palcoscenico di trattative indirette e cruciali.

Dalla stessa puntata