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Bini Smaghi: "L'Europa deve pensare a se stessa, il rapporto bilaterale con gli Usa non basta più"

17/4/2026

L'economista e presidente di Société Générale Lorenzo Bini Smaghi è ospite di Alessandra Sardoni ad Omnibus per presentare il suo libro Da soli, dedicato alla solitudine dell'Europa in un momento di profonda trasformazione degli equilibri globali. L'occasione è anche quella di commentare le previsioni del Fondo monetario internazionale, che paventano per l'Unione europea uno scenario di possibile recessione con un'inflazione fino al 5%.

 

Le previsioni del Fmi e la fragilità italiana

Bini Smaghi mette subito in guardia dalla difficoltà di fare previsioni in questa fase: tutto, spiega, dipende dalla durata del blocco dello Stretto di Hormuz. Quanto più a lungo i prezzi del petrolio e del gas resteranno elevati, tanto più pesante sarà l'impatto sull'inflazione e sulla crescita. Una inflazione al 5%, osserva, sarebbe comunque "temporanea": dopo l'inizio della guerra in Ucraina si era arrivati quasi al 10%.

 

Sull'Italia in particolare, il giudizio è severo. Il Paese figura tra i più esposti agli shock energetici: crescita tra le più basse dell'area euro e forte dipendenza dalle importazioni di energia. La diversificazione realizzata dopo la crisi del gas russo — rivolgendosi ad Algeria e Stati Uniti — è stata solo geografica: "non abbiamo fatto una diversificazione di fonti di energia. Cioè lo sforzo sul rinnovabile è stato bloccato. Di fatto le autorizzazioni per i nuovi impianti sono bloccate" . In questo contesto, l'ipotesi di tornare ad acquistare gas dalla Russia va, secondo Bini Smaghi, nella direzione sbagliata: "questo tentativo forse un po' disperato ora di dire riprendiamo a importare il gas dalla Russia va nella direzione opposta di quella di ridurre le nostre dipendenze" .

 

La solitudine dell'Europa e il cambio di paradigma

Il tema del libro diventa il filo conduttore dell'intervista. Bini Smaghi sottolinea che il distacco americano dall'Europa non è una novità di Trump: è un processo che viene da lontano. Il vero elemento strutturale è la competizione con la Cina, che per gli Stati Uniti è diventata la priorità assoluta — tecnologica, militare, geopolitica. In questo nuovo scenario, l'Europa è "un alleato utile quando è utile". La conseguenza logica è che "gli interessi nazionali in Europa si difendono solo mettendosi insieme e capendo che nei confronti degli Stati Uniti bisogna avere un rapporto diverso" , che riconosca obiettivi americani profondamente mutati rispetto a quelli di trenta o quarant'anni fa.

 

La formula che Bini Smaghi attribuisce all'ex governatore della Banca del Canada Mark Carney (citata nell'intervista) è emblematica: o l'Europa siede al tavolo delle discussioni, oppure è "nel menu".

 

Il riposizionamento di Meloni e il ruolo dell'Italia in Europa

Sardoni chiede a Bini Smaghi se il riavvicinamento del governo Meloni all'asse europeo — testimoniato dalla partecipazione alla riunione dei "volenterosi" — sia una scelta stabile. L'economista risponde di sì, e spiega che si tratta anzitutto di un interesse nazionale: "l'Italia conta se sta al tavolo dove si discute delle posizioni europee" . L'illusione di poter incidere sull'Europa attraverso una mediazione americana si è rivelata infondata, probabilmente lo è sempre stata.

 

Quanto alla durevolezza di questo cambio di rotta, Bini Smaghi non ha dubbi: "l'America non torna indietro: anche se si cambiasse, tornasse un presidente democratico, l'attenzione americana sarà sulla Cina" . Il rapporto bilaterale con Washington ha senso solo se si fa parte del nucleo europeo. Il presidente del Consiglio, sostiene, non tornerà sui propri passi.

 

No al debito per finanziare la crisi energetica

Di fronte alle richieste del presidente di Confindustria Emanuele Orsini — che ha invocato più debito pubblico per affrontare l'impatto del conflitto in Medio Oriente — Bini Smaghi è netto: "quello è un errore che è stato fatto negli anni '70 di finanziare cambiamenti di prezzi relativi, in particolare delle materie prime, col debito. Sarebbe un errore clamoroso" , perché significherebbe trasferire risorse ai paesi da cui si acquista energia. La risposta strutturalmente corretta è invece investire nelle rinnovabili e sbloccare le autorizzazioni, a partire dalla Sicilia.

 

La situazione dei conti pubblici italiani impone peraltro massima cautela: lo spread è risalito, il tasso di interesse ha superato il tasso di crescita dell'economia, e le previsioni del Fmi indicano che il debito si stabilizzerà solo con un surplus primario dell'1,8% nel 2028 — uno sforzo enorme, in un anno preelettorale.

 

L'errore dell'incontro in Scozia e la difesa comune

Sulla mossa più dannosa compiuta dall'Europa nei confronti di Trump, Bini Smaghi indica l'accordo siglato in Scozia da Ursula von der Leyen nel campo da golf del presidente americano: un tentativo di "tregua" che non ha garantito nulla, mentre sono poi arrivati la questione della Groenlandia e il conflitto in Iran. L'unica strada percorribile, conclude, è che "gli europei devono pensare a loro stessi in termini economici, finanziari e di difesa comune, per sostituire gli Stati Uniti che hanno altri interessi" .

 

Sul fronte delle regole e del mercato digitale, Bini Smaghi avverte che avere regolamentazione senza imprese europee è una posizione insostenibile: "noi dobbiamo favorire la crescita delle aziende europee: bisogna fare l'Europa delle aziende, l'Europa delle imprese, non solo l'Europa del mercato" . Senza occupazione e senza produzione interna, anche la capacità di consumo degli europei è destinata a erodersi.

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