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Omnibus
7/4/2026
L'ex Capo di Stato Maggiore della Difesa Vincenzo Camporini è stato ospite di Omnibus, il programma di approfondimento di LA7 condotto da Gerardo Greco, per commentare l'operazione militare americana che ha portato al recupero di un pilota abbattuto nel sud-ovest dell'Iran, in una zona montuosa.
Greco ha introdotto l'ospite ricordando il suo passato di pilota di F-104, aerei definiti «complicatissimi da guidare», sottolineando come quell'esperienza rendesse Camporini particolarmente qualificato a commentare una vicenda del genere. Il generale ha spiegato che la sopravvivenza dopo un abbattimento fa parte della preparazione standard di ogni aviatore militare: "Basico di un qualsiasi pilota da combattimento. Cioè noi veniamo addestrati a gettarci in caso di necessità, cadere in territorio ostile, sopravvivere in base alle condizioni del tempo."
I corsi di addestramento, ha precisato, coprivano ogni tipo di ambiente: invernale, estivo, marino. Tra le dotazioni di sopravvivenza a bordo del seggiolino eiettabile, Camporini ha ricordato anche un dettaglio apparentemente curioso: una bustina con dieci sterline d'oro. "Sembra una banalità, ma è chiaramente un modo per avere qualche cosa da scambiare con i locali che possono aiutarti o tradirti. E poi c'è tutta la struttura del search and rescue che deve recuperarsi."
Greco ha poi ripercorso la vicenda punto per punto: l'F-15 abbattuto, il pilota ferito dato per disperso per 14 ore, il rifugio sulle montagne dell'Iran sud-occidentale. Sul concetto di «disperso», Camporini ha espresso una precisazione tecnica: "Disperso non direi, perché con i sistemi di comunicazione criptati di cui dispongono i piloti, la localizzazione è comunque possibile, e sicuramente il fatto che lui fosse vivo e attivo era noto alla struttura di comando."
Greco ha descritto la complessità dell'operazione: un primo blitz con elicotteri MH-6 fallito, un secondo tentativo di salvataggio riuscito, un depistaggio della CIA nell'area di Fordow — dove si trovano le centrali di arricchimento dell'uranio — e un totale di 155 mezzi tra aerei ed elicotteri impiegati. Su quest'ultimo dato, Camporini ha focalizzato la propria analisi: "La cronaca che è stata fatta. Quello che vorrei sottolineare è l'entità dei mezzi che sono stati messi a disposizione per questa operazione, che tutti quanti hanno considerato esagerati."
La ragione di una simile concentrazione di risorse, secondo Camporini, era di natura politica prima ancora che militare: "Era un'operazione che non poteva fallire politicamente, non poteva fallire."
Di qui la pianificazione meticolosa e la predisposizione di piani di riserva: "Quindi bisognava per forza che avesse successo, tant'è che è stata pianificata con molta attenzione. Ci sono stati inconvenienti. Gli aeroplani che sono atterrati non riuscivano più a ripartire, ma evidentemente accanto al piano c'era anche il piano B che ha funzionato."
Greco ha sollevato il tema delle perdite materiali: tre aerei e quattro elicotteri. Camporini ha risposto con la logica militare del rapporto costi-benefici: "Diciamo che fa parte del conteggio che uno fa per salvare un uomo, e sono disposto a perdere i mezzi: qual è il problema?"
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