L’editorialista del Corriere della Sera, ospite su La7, commenta l’allarme sui cieli della Moldavia e punta il dito contro le tesi di chi si oppone al riarmo: «Senza difesa, ospedali e scuole vengono spianati. E su Vannacci...»
Il passaggio ravvicinato di un drone russo nei cieli tra Moldavia e Romania — mentre transitava il volo presidenziale di Volodymyr Zelensky — riaccende con forza il dibattito sulla vulnerabilità dei cieli europei e sull’adeguatezza degli apparati difensivi dell’Unione. Nel corso della puntata di Omnibus su La7, il conduttore ha introdotto il tema partendo proprio dalle falle della difesa aerea sul fianco orientale, aprendo la discussione a Goffredo Buccini, editorialista del Corriere della Sera.
La falla orientale e l’illusione del disarmo
Al centro della riflessione di Buccini non c’è solo il dato militare immediato — per quanto allarmante — ma le ricadute politiche e culturali che attraversano l’opinione pubblica e il dibattito italiano. Di fronte alla constatazione di un fronte orientale scoperto nella guerra aerea, il giornalista richiama l’attenzione sulle contraddizioni di alcune forze politiche:
«Ci dovremmo porre delle domande rispetto a quelle forze politiche che sostengono che noi, anziché rafforzare i nostri armamenti e gli armamenti europei, dovremmo preoccuparci solo di scuole e ospedali. È un argomento condivisibile in astratto, ma la vicenda dell’Ucraina ha dimostrato che se non hai le armi per difenderli, scuole e ospedali vengono spianati: non ti servono più perché non li avrai più.»
Per Buccini, l’argomentazione che contrappone la spesa sociale alle spese per la difesa si rivela un paradosso pericoloso di fronte all'evidenza dell'aggressione bellica: senza la capacità di deterrenza e protezione aerea, ogni infrastruttura civile resta in balia dei raid nemici.
Il mirino su Vannacci e le narrative filo-russe
L'editorialista allarga quindi l’analisi a quella che definisce una precisa strategia di condizionamento dell’opinione pubblica, chiamando direttamente in causa il generale Roberto Vannacci:
«Quando senti quel tipo di propaganda, ti devi chiedere da chi viene e perché viene. Nel caso del generale Vannacci, viene da un signore che è stato il nostro addetto militare a Mosca durante l’invasione e che spiegava all’ambasciatore che non stava succedendo nulla, per poi sostenere che i russi sarebbero entrati "come un coltello nel burro".»
La trappola del doppio binario: «O sono troppo forti, o hanno l'atomica»
Concludendo il suo intervento, Buccini ha messo a nudo quello che considera un cortocircuito logico utilizzato dai sostenitori di una resa di fatto di Kiev:
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L’invincibilità russa: Da un lato si teorizza l'inutilità della resistenza perché «la Russia è troppo forte»;
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La minaccia nucleare: Dall'altro, nei momenti di difficoltà o arretramento delle forze del Cremlino, scatta l'allarme opposto: «Non bisogna umiliare Putin perché possiede l'atomica».
Due narrazioni opposte che approdano al medesimo esito politico: l'inazione dell'Occidente. «Come vedete — ha chiosato Buccini — gli amici di Putin attivi in questo Paese non mancano mai. Ed è su questo che dovremmo interrogarci».