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Omnibus
17/4/2026
Ad Omnibus, il programma mattutino di LA7 condotto da Alessandra Sardoni, è intervenuto Dario Fabbri, direttore della rivista di geopolitica Domino, per analizzare le ragioni degli attacchi di Donald Trump all'Italia e, più in generale, all'Europa.
Sardoni introduce il tema notando come l'Italia sia finita inaspettatamente al centro delle polemiche dell'amministrazione Trump, con una centralità mediatica inusuale. Fabbri non nega la novità del fenomeno: "siamo finiti al centro delle attenzioni anche mediatiche degli Stati Uniti come oggettivamente non capita quasi mai." I grandi quotidiani e le televisioni americane, sottolinea, hanno dedicato ampio spazio alla questione.
Secondo Fabbri, gli attacchi di Trump non vanno letti come una scelta strategica mirata, ma come il riflesso di un momento di tensione generalizzata. "Trump inserisce questo questi strali contro di noi in un momento di grande isteria da parte sua" : in questa fase, l'amministrazione si è scagliata contro chiunque — individui, Stati o governi — che sembri ostacolare le sue mosse, in particolare sul dossier Iran.
Il filo conduttore dell'analisi di Fabbri è l'ideologia. "Questa è un'amministrazione molto ideologica" , afferma, precisando che bisogna risalire forse a Reagan per trovare un precedente simile. Il paradosso, secondo il direttore di Domino, è che tutto ciò avviene sotto la guida di un uomo che appare privo di convinzioni proprie: "è affascinante che Trump non creda niente" , eppure "siamo davanti ad un'amministrazione profondamente ideologica, guidata da un signore che dice tutto il contrario di tutto" , che ha sostenuto i democratici per decenni prima di fare un'OPA ostile sul partito repubblicano.
Fabbri spiega poi la logica specifica degli attacchi all'Italia. La Casa Bianca si aspetta che i paesi considerati ideologicamente vicini diano man forte a Washington nei momenti difficili. Quando questo non avviene, scatta la reazione. In sintesi: "i paesi ideologicamente vicini a noi in un momento come questo, l'Italia su tutti, non vengano ad aiutarci a districarci dal guaio, specie l'Iran nel quale ci siamo cacciati" è ritenuto intollerabile da Washington.
Fabbri chiude con un giudizio netto sull'aspettativa americana nei confronti degli alleati europei. Pretendere che i governi del Vecchio Continente — allineati o meno — si impegnassero militarmente a fianco degli Stati Uniti nello scontro con Teheran era, a suo avviso, del tutto irrealistico: "che i Governi europei ideologicamente allineati o meno. Ammesso, ripeto, che il Governo italiano lo fosse che andassero a morire per Hormuz in un momento come questo in cui gli Stati Uniti hanno dichiarato e condotto malamente una guerra che stanno per il momento perdendo con l'Iran, era perlomeno onirico da parte dell'amministrazione americana."
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