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Omnibus
19/5/2026
Nel corso della trasmissione Omnibus condotta da Gerardo Greco, Massimo Giannini è intervenuto per commentare le immagini dell'abbordaggio della flottilla da parte delle forze israeliane, soffermandosi sulle implicazioni politiche per il governo italiano e sul rapporto tra Giorgia Meloni, Israele e le comunità ebraiche.
Giannini ha aperto il suo intervento con una riflessione sul quadro geopolitico globale, sostenendo che quanto accade davanti alle nostre telecamere segna un punto di non ritorno: "È finito, è crollato definitivamente quel poco o tanto di diritto internazionale che avevamo costruito dalla seconda guerra mondiale in poi." A suo avviso, il fatto che Israele si consideri legittimato ad agire "padrone 500 chilometri" in acque non territoriali rappresenta la prova tangibile di questo collasso.
Il secondo nodo affrontato da Giannini riguarda la scelta strategica del governo Meloni in politica estera. Secondo il giornalista, "attraverso l'abbraccio mortale con Trump abbiamo finito per abbracciare mortalmente anche Netanyahu." Una scelta che, a suo giudizio, ha un costo politico molto alto, visibile proprio nelle immagini di questi giorni.
Giannini ha poi avanzato una lettura più profonda, che sviluppa anche nel suo libro: "Ho la sensazione che Giorgia Meloni abbia fatto un patto tacito con le comunità israelitiche ebraiche e, per loro tramite, col governo israeliano." In questa chiave, la presidente del Consiglio, "non potendo o non volendo fare una vera e propria rendicontazione con la storia rispetto all'ideologia dalla quale proviene", avrebbe garantito alle comunità ebraiche che su quei temi "non avrebbe mai fatto alcunché che possa incidere sulla sensibilità."
Il risultato, secondo Giannini, è che "Meloni è diventata la più importante paladina della posizione di Israele anche in questi momenti": non ha mai condannato le azioni contro la flottiglia, né le stragi, né i coloni. "Lei sta con Israele senza se e senza ma e sta con la comunità ebraica senza se e senza ma." Il parallelo evocato è quello con Gianfranco Fini, che a differenza di Meloni "condannò in maniera compiuta il fascismo": la posizione implicita di Meloni sembrerebbe essere, nelle parole di Giannini, "Io non condanno il fascismo, ma su di voi, comunità ebraica e Israele, io sono dalla vostra parte, sempre e comunque a prescindere."
La conclusione dell'intervento è netta: "Trovo assurdo che il governo italiano non sia mai stato in grado di esprimere una condanna rispetto a tutto ciò che Netanyahu ha fatto nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania, ora in Libano." Un atteggiamento che Giannini definisce "veramente stupefacente da un lato, ma inaccettabile dall'altro."
Alla citazione del conduttore Greco, che ricordava le parole del ministro Tajani — "rilasciate subito i 13" — Giannini ha risposto con lapidaria sintesi: "Il minimo sindacale", ripetuto due volte, a sottolineare come, a suo avviso, quella posizione resti ben al di sotto di quanto la situazione richiederebbe.
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