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Omnibus
3/10/2025
Rosy Bindi ha sostenuto la scelta delle opposizioni di astenersi sul piano per Gaza. “Sì, sicuramente fa una differenza e io credo che abbiano fatto bene ad astenersi, perché se questo piano riesce anche soltanto a salvare una vita, a liberare un ostaggio, una vita dei bambini palestinesi, dei medici, dei giornalisti, delle donne e a liberare gli ostaggi, è già un passo avanti molto importante che ovviamente va accompagnato.”
Secondo Bindi, l’astensione rappresenta un messaggio rivolto a tutti gli attori in campo: “Credo anche che l'astensione sia stata un segnale preciso nei confronti sia di Trump che del governo israeliano, ma soprattutto dei Paesi arabi e di tutti coloro che nel lavoro diplomatico hanno accompagnato e sostengono questo piano perché si vigili sulle tante incertezze, punti interrogativi, contraddizioni che ancora ci sono in quei venti punti, delle cose dette, delle cose non dette.”
Bindi distingue tra una tregua e un percorso di pace più solido e duraturo: “Perché una cosa è una tregua ed è sempre una cosa buona, cosa diversa è lavorare per un piano di pace e duraturo, non per la pace eterna, naturalmente, ma duraturo nel tempo.”
La critica principale riguarda la mancanza di prospettiva politica per i palestinesi: “Ci sono molti punti oscuri in quella proposta che viene da Trump. Primo fra tutti, io credo, quello che di fatto, non facendo minimamente riferimento anche alla Cisjordania e a una generica aspirazione del popolo palestinese ad avere una propria casa, di fatto è negato la possibilità anche in futuro al popolo palestinese di avere uno Stato.”
Concludendo, Bindi ha definito la scelta delle opposizioni come un atto di responsabilità: “Io penso che quel voto di ieri sia stato un voto responsabile da parte delle opposizioni.”
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