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Omnibus

Gentiloni: "La contraddizione tra i nostri interessi e ciò che fa Trump è ormai troppo grande"

20/4/2026

Paolo Gentiloni, ex Presidente del Consiglio ed ex commissario europeo all'economia, è intervenuto come ospite ad Omnibus, il programma di LA7 condotto da Gerardo, in una puntata dominata da due grandi temi: la crisi tra Stati Uniti e Iran e le prospettive economiche dell'Italia in un contesto internazionale sempre più instabile.

 

La guerra come spettacolo

Il colloquio prende avvio da una clip del segretario alla Difesa americano che cita Pulp Fiction, spacciandola per un passo biblico. Per Gentiloni si tratta di un sintomo rivelatore: si tratta, spiega, di "quello strano mix che è il mix dell'amministrazione Trump, ma forse non solo, nel mondo in cui elementi religiosi, false verità vengono mescolate insieme e danno vita a una specie di spettacolo." Un meccanismo che, avverte, rischia di far dimenticare all'opinione pubblica che dietro lo show ci sono vittime reali e conseguenze economiche concrete.

 

Sul piano militare, Gentiloni valuta con cautela l'ipotesi di un coinvolgimento italiano nello Stretto di Hormuz, in caso di accordo di pace: ciò che conta, dice, non è tanto avere un mandato ONU specifico, quanto operare "nel quadro della legalità internazionale e anche delle risoluzioni dell'ONU sulla libertà di navigazione", citando come modello la missione europea Aspide nel Mar Rosso.

 

Quanto alle prospettive di una tregua tra Washington e Teheran, Gentiloni è pragmatico: "l'unica cosa che Trump può fare è far finta di aver vinto tutto e smetterla con la guerra."

 

Meloni tra Trump e l'Europa

Ampio spazio è dedicato alla posizione dell'Italia nello scacchiere geopolitico. Gentiloni osserva che la strategia di Presidente del Consiglio Giorgia Meloni — tenere separata la vicinanza ideologica a Trump dagli interessi nazionali — sta mostrando la corda: "la contraddizione tra i nostri interessi nazionali e gli interessi europei e le cose che fa il presidente Trump è ormai talmente grande che tenerli insieme, come ha cercato di fare Meloni per molto tempo, sia diventata quasi impossibile."

 

Il segnale concreto, secondo Gentiloni, è la recente partecipazione di Meloni al vertice di Parigi con Macron, dopo mesi di assenze. Pur apprezzando la svolta, avverte che non è detto sia definitiva: "io non darei per scontato, perché conoscendo quanto la presidente Meloni tiene anche alla sua coerenza ideologica, ai rapporti con le sue radici, può darsi che lei riprovi a riallacciare un discorso con il Presidente Trump. Sarebbe gravissimo per l'Italia e mi auguro che non lo faccia."

 

L'economia italiana: maglia nera

Sul fronte economico, il quadro dipinto da Gentiloni è preoccupante. L'Italia, con una crescita prevista allo 0,5% nel 2026, detiene un primato negativo: "siamo non tra i paesi, ma il Paese che cresce di meno tra quelli osservati dal Fondo monetario, quindi neanche solo tra gli europei, tra tutti i paesi osservati."

 

A pesare non è tanto la dipendenza dal gas che transita per Hormuz — limitata all'11% del fabbisogno nazionale, principalmente dal Qatar — quanto la fragilità strutturale del debito pubblico, destinato l'anno prossimo a superare in percentuale quello greco. Di fronte a questo scenario, Gentiloni non nasconde lo sconforto: "il dibattito italiano si concentri su come riusciamo a fare più debito. Onestamente, è abbastanza deprimente."

 

Altrettanto netta la sua posizione sull'ipotesi di sfidare le regole europee: "a noi italiani non conviene fare un discorso di rottura delle regole europee; se ci candidiamo ad essere quelli che vogliono uscirne, l'unico risultato che otteniamo è quello di attirare l'attenzione" dei mercati internazionali sul nostro debito.

 

Il modello Spagna e i fondi europei sprecati

Interpellato sull'esempio spagnolo — citato anche dalla segretaria del PD Elly Schlein — Gentiloni riconosce i meriti di Madrid ma invita a non semplificare: "La Spagna è un esempio enorme, però ha fatto due operazioni, non una sola. La prima certamente di dare grande priorità alle energie rinnovabili, e questo gli sta portando molti risultati." La seconda, aggiunge, è stata usare i fondi europei post-Covid per fare riforme strutturali — mercato del lavoro e pensioni — cosa che l'Italia non ha fatto. La diagnosi è severa: "noi qui in Italia dovremmo chiederci dove sono finiti tutti quei soldi europei, perché purtroppo li abbiamo utilizzati soprattutto per alcune opere infrastrutturali, nelle costruzioni c'è stata molta spesa, molto poco per fare riforme."

 

Quanto al taglio delle accise sui carburanti deciso dal governo Meloni, Gentiloni la definisce una misura comprensibile nell'emergenza ma rischiosa se resa permanente, perché indiscriminata — aiuta chi guida una Ferrari quanto chi guida una Fiat 500 — e potenzialmente inflazionistica.

 

L'opposizione e le primarie

In chiusura, un passaggio sulla politica interna. Alla domanda su una presunta "inflazione di candidature" nelle primarie del centrosinistra, Gentiloni risponde con ironia: "forse un'inflazione di giornalisti sui giornali; non ho visto ancora inflazioni reali. Sono tutti potenziali candidati, ma nessuno è veramente candidato." Il suo auspicio è che l'opposizione utilizzi i prossimi mesi non per le correnti interne, ma per elaborare una strategia concreta su crescita, transizione climatica e intelligenza artificiale. Il rischio alternativo, avverte, è concreto: "il rischio di avere dieci anni di questo governo è un rischio notevole."

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