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Omnibus

Omnibus

Giovanni Orsina: "Trump segna la fine di un ordine già in crisi"

14/4/2026

Ad Omnibus, il programma mattutino di LA7 condotto da Alessandra Sardoni, è intervenuto il professor Giovanni Orsina, storico e politologo, per offrire una lettura del fenomeno Trump e delle sue implicazioni sul piano internazionale.

 

Orsina ha esordito prendendo le distanze dalle interpretazioni di carattere psichiatrico che circolano attorno alla figura del presidente americano. A suo avviso, ricorrere a una spiegazione clinica equivale ad ammettere l'impotenza degli strumenti analitici tradizionali: "quando l'analista arriva la spiegazione psichiatrica neanche psicologica in questo caso, ma psichiatrica. Di fatto l'analista sta deponendo le armi e dicendo io qui non riesco più a capire con i miei strumenti da storico, da politologo non riesco più a capire."

 

Il professore ha quindi proposto una chiave di lettura alternativa, di carattere storico-politico. Nella sua visione, Trump non è la causa della crisi dell'ordine mondiale, ma il suo sintomo e acceleratore: "Trump sia in definitiva la figura storica che segna la fine di un certo ordine. L'ordine non lo fa finire lui. L'ordine era già in crisi. Naturalmente lui ne ha fretta e accelera la conclusione."

 

Orsina ha precisato che riconoscere delle ragioni al trumpismo non significa condividerne le posizioni: "nel trumpismo ci siano delle ragioni che non vuol dire che abbia ragione, naturalmente, nel senso che quest'ordine effettivamente era un ordine che era già profondamente in crisi."

 

Il politologo ha poi allargato l'analisi al sovranismo in senso più ampio, sostenendo che il movimento — pur efficace nel demolire il vecchio assetto — si trova ora in difficoltà nel costruire qualcosa di alternativo: "quello che noi stiamo vedendo è l'incapacità di questo sovranismo chiamiamolo così di una volta. Diciamo, fatta la pars destruens aver detto bene tutto quello che avevamo finora non c'è più, non ci serve più, non lo vogliamo più."

 

Un esempio concreto di questo "incartamento" riguarda il tentativo di utilizzare la Chiesa cattolica come strumento di ricostruzione di un nuovo ordine occidentale, progetto naufragato di fronte alla natura universale dell'istituzione. A questo si aggiunge la vicenda ungherese, con la sconfitta di Viktor Orbán, letta da Orsina come un ulteriore segnale di crisi: "la mia impressione è che siamo dentro un momento di grande incartamento di quel mondo. Ovviamente un momento pericolosissimo."

 

A chiudere l'intervento, una considerazione sulla vicenda ungherese: "un vicepresidente degli Stati Uniti che va va a interferire con la campagna elettorale di un piccolo Paese centro europeo con meno di 10 milioni di abitanti e poi perde perché poi ha perso."

Dalla stessa puntata